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FINALITA' - OBIETTIVI - RECENSIONI - CONTENUTI - PARTENARIATI - CONSULENZE

 

E non lasciarmi solo ...

E ...
non lasciarmi solo, questa sera.
Ho voglia di star con te, 
di raccontarti tante storie,
di farti mille carezze,
d'averti tra le braccia
ancora un poco.


(1958)

 

 
 



E vedo Te




E vedo te
che ridi di gioia
in un amore più grande di noi.
Della terra, del sole,
del''intero universo.
dei prati fioriti che vivono, 
dei rami degli alberi
con le gemme che respirano,
del fuoco immenso che
brucia tutto, tranne il mio cuore
che Tu hai ormai incenerito
per sempre.                                 

(1958)

 

Nasci col sole.

 

Nasci col sole
muori con la sera, amore.
Leghi, avvinci, assali, tormenti,
avvolgi con impeto il mio cuore,
soffochi, distruggi.
Ma esisti per vivere,
per tormentare e tormenti,
per vincere e vinci;
per vivere nel bene e nel male.
Vinci battaglie aspre,
di cure avvolgi,
sei sempre vivo.
E di te ho bisogno urgente.
Con impeto mi assali e
mi vinci e ... cado.
Triste nell'aria un lamento
si confonde col pianto
se cessi di pulsare in me,
nel mio cuore, nelle mie vene.
E ti confondi col sangue
caldo e palpitante di vita:
E come nubi
cime svettanti segano, tu
mi lasci diviso.
Non hai viso, non hai colore:
Il viso è il suo, il colore ...
quello degli occhi suoi.
Non hai vita se non in Lei,
hai mani come le sue ed in me
passi impetuoso
quando io le accarezzo.
Amore, ho bisogno di te e
tu mi lasci; 
sei incostante, ma senza di te 
non vivo. 
A te vicino,
tremiti e voglie sopraggiungono
e schiacciano il cuore.
ma con gioia io t'accolgo.

(1959)

 

 Ho amato di te...

 

Ho amato di te
le ciocche bionde 
dei capelli impregnati
del tuo odore
e del sale del mare.
Di te ho amato 
gli occhi verdi
che piansero soltanto
quando ti lasciai,
ed ho amato i
mille sorrisi:
Di te ho amato
le labbra vermiglie
racchiuse a cuore
quando da lontano
mi mandavi un bacio.
Di te ho amato
la bocca 
da dove proveniva 
il tuo fiato
che respiravo, quando
ti tenevo stretta
tra le braccia e 
sentivo mio il tuo corpo,
e sentivo il tuo odore,
e l'odore della tua carne
sentivo.

(1959)


Se a me i tuoi occhi


Se a me i tuoi occhi,
se a me il tuo volto,
se a me tutto di te
appare come l'infinito,
che diranno gli altri ?
Ad essi il tuo ed il mio volto,
ad essi i tuoi ed i miei occhi
appariranno come
L'infinito amore che ci lega.
Un infinito diverso,
ma più vero !
Ed è così
ch'io amo te all'infinito
e tu ami me all'infinito.
E non vogliamo parlare
di stelle, di luna, delle favole
d'un romanticismo tramontato.
A noi tutto questo
non serve: 
perchè io amo te 
perchè tu ami me;
e tutti e due ci amiamo così,
all'infinito.
 

 

 (1960)

 

 

Tristi silenzi

 

Tristi silenzi bui,
tormento d'anime affrante
dal dolore d'uno sfortunato
amore.
Voi perenni vivrete
nel ricordo dei giorni felici
trascorsi in silenzi diversi:
silenzi d'amore e di passione,
quando il tuo corpo stanco
accanto al suo giacque,
e dolce uno sguardo
ti coglieva di traverso.

 (1959)

 

 

Pregherò

Pregherò.
Tutto è ormai finito.
Lento giunge un motivo,
un respiro si affievolisce 
sempre più.
La fine ha già raggiunto
i cuori e lento si leva
un lamento.
(1960)

 
Virginia addio.

 

Addio, addio, ancora una volta
addio e per sempre a te che fosti
la mia cara, amata Virginia.
Lunga e dritta apparve la via
che accolse i tuoi tremanti passi
esitanti al posare del gentil piede.
Io così ti ricordo ancora:
gli alberi spogli, con le foglie secche,
costeggiano la strada di campagna;
aghi di pino non più verdi e 
sassi, tanti aridi sassi.
Ti guardavo, mentre col capo chino
andavi innanzi, sempre avanti
e mai ti rigirasti:
Non un tuo sguardo, non un tuo
sorriso, per mitigare il dolore
del distacco.
Ma i ricordi sovvenire impetuosi.
E scacciar non li puoi:
vengon su folti e le visioni
si sovrappongono alle visioni,
e i sentimenti a sè stessi.
brevi incontri, lunghe passeggiate,
fugaci occhiate, caldi abbracci al
chiarore della luna.
Felici istanti e momenti di gioia
assieme alle dolorose attese,
quando anche un leggero ritardo
faceva dubitar la tua venuta.
E poi che da lontano ti vedevo
incontro mi venivi ed io venivo, 
e il cuore balzava in petto e 
l'emozione avvinceva la gola.
E i tuoi sguardi !
Fissavo sempre i tuoi verdi occhi 
e mai mi stancavo,
guardavo ancora le tue labbra,
il naso e quel neo, là sulla gota,
ricordi ?
Quanti baci vi diedi !
E tu piegavi il collo e sorridevi
e dicevi "che sciocco"
ed io ti amavo.
Questi giorni sono ormai passati,
non eran per durar, ma furon belli.
Ebbri di gioia, vagavamo inquieti
sempre per lo stesso sentiero;
e quella volta, là, sulla panchina, tu
mi solleticavi al collo.
Sì giocavi, eri felice, il tuo sguardo
rideva e le pupille eran lucide,
ma non di pianto come questa sera.
Addio, addio, ancora una volta
addio, e per sempre
a te che fosti la mia cara, piccola Virginia.
Addio ricordi, addio ansie,
ormai tutto è finito.
E già una nube vuol coprir lassù,
vedi, il mio sprazzo di cielo.


 

 (1960)

 

Cala la sera

Cala la sera e l'anima si cruccia
sola e sperduta; vede soltanto 
buio, silenzio.
E' triste questo svanire d'un 
ultimo raggio di sole.
E con la luce van via le gioie,
restano solo gli affetti, i
sentimenti.
siamo soltanto in due
noi con noi stessi:
lo specchio inesorabile del nostro
vacuo sperare
quando credemmo d'aver fatto ...
il bene.
Solo in questo momento ci
accorgiamo di quella vuotezza in noi
che invoca sempre aiuto.

(1959)

 

 

Nel silenzio

nel silenzio
una danza di luci
investe i miei occhi,
la notte parla.

Il suono triste
d'una nota raggiunge
il mio orecchio,
la notte pensa.

Un facio di luci
crea ombre furtive,
la notte vive.

 (1959)

 

 

Io vago

Deserto,
grani di sabbia aridi
come la vita che ti diedi:
è morte,
sola, 
sperduta.
..................................
caldo,
afa assetante,
nodo alla gola secca,
è morte,
sola,
sperduta.
... E vago ....

(1959)

... Come in questo sogno

 

Diafana,
in doloroso sogno...
Fine.
Vita ?
ne avesti poca !
Giovane e ...
Bianca,
bianca come un cero,
cero consunto da
fiamma greve di
dolore e di pianto.
Acerba,
come mela verde
presto raccolta,
e già morta.
Vaga,
Visione di fanciulla
in sogno ...
Come in questo sogno. 

 

 (1962)

 Settembre

Settembre.
Nubi s'addensano folte
nel cielo,
grigie:
segnano di questa estate la
fine.
Gocce
cadono lente sui nostri
volti bagnati
dal salso mare,
rigandoli del pianto della
fine.
Cadono
lente rpima, poi vengono giù
rutilanti:
can veemenza la natura così
segna la
fine.
Un altro giorno ci sarà sempre,
pensa:
quel giorno
un tuo sorriso potrà
farmi scordare della
fine.
 
(1960)

 Ed anche lei rischiara

Sempre vieni dall'intimo
e in te rivedo
l'immagine della mia coscienza.
Fosca è stata 
in momenti di smarrimento,
in angosciose intemperie,
mi pento.
Anche stasera sono solo
e penso ...
Privo di sensi m'aggiravo
per questa strada,
buio, tenebre in cuore, 
ma non c'eri allora.
Solo, sperduto,
cercavo scampo per il tempo
invano speso,
per aver spesso sbagliato,
e non avevo pace.
Oggi rifaccio la stessa strada:
sono diverso, molto è in me
cambiato, e
parlo con te, coscienza,
che non ti mostrasti quando
ne avevo bisogno.
Ora sopraggiungi:
e t'ergi a giudice di quel che feci
o pensai: 
t'accuso !
L'uomo si batte nella bufera
della vita e cade.
Come in una notte d'ambascia
e di passioni senti il rigurgitar
delle onde,
il tramestio della ghiaia
pestata, le urla del vento,
e ti senti il volto
impastato di sabbia,
così io stetti e giacqui nell'
incoscienza.
Non ti presentasti allora per 
sollecitarmi al bene,
a farmi rifuggir dal male;
ora ti mostri.
Fosti fosca allora e lasciasti che 
sbagliassi,
anche solo pensando,
che m'infrangessi sugli scogli
dell'isola agognata solo per
egoismo.
Fui vinto!
Oggi rivedo tutto il male che
facesti;
forse ti soffocai,
non penso.
Questa sera sono felice:
ho visto infine il male
e da esso rifuggo:
Non sei più tenebroso,
cuore,
resta buia solo la via, 
ma già la luna, con la sua luce
l'ammanta,
ed anche lei rischiara.

(1960)
 

 

 

 

 

Il trionfo

 

Sei nata da una roccia,
nel mare,
da uno scoglio;
e non eri sola quando nascesti.
Lo scoglio,
lambito dal mare, si mosse
in forme diverse:
uscì dal moto una testa,
il tuo volto;
uscì dal moto un collo,
il tuo collo,
uscì dal moto un petto,
il tuo petto;
uscì dal moto una coda,
e la coda si divise,
e ognuna delle due parti
si modellò.
La coda divenne le tua gambe,
la coda divisa, e dal moto 
della pietra
nascesti tu.
E nessuno soffiò a darti 
la vita.
Appena l'onda ti sfiorò,
apristi gli occhi e ti girasti,
e guardasti intorno a te,
e non mi vedevi.
Così com'eri ti lanciasti nel mare
e battevi le onde con le braccia,
con le gambe,
e andavi veloce, e volavi nel
mare.
Io vedevo le tue forme annegare
nell'acqua,
risalire,
e non c'era tempesta.
Ma l'acqua del mare,
battuta dalle tue braccia e dalle
tue gambe
s'adirava e sbiancava,
ma tu non cessavi un momento.
Il mare adirato
non volle restare tranquillo,
e l'onda salì,
ma tu non vedesti che l'onda saliva.
Io me ne accorsi e ti chiamai;
tu non rispondesti quando ti chiamai, e
non vedevi che l'onda saliva.
Io lo vedevo e chiamavo,
e l'onda saliva, ed io ti chiamavo,
ed io ti chiamavo.
Tu non sentisti me che 
chiamavo,
e non vedevi che l'onda saliva, sempre
saliva ed era vicina.
E tu non vedevi, tu non sentivi il mio
grido.
Io piansi per te,
piansi per il dolore d'averti perduta,
e non eri mia.
ora giaci in fondo al mare
e il mare porta su te la sabbia del fondo
e ti rocopre.
E la sabbia scivola e si adagia sulle
candide membra.
Infine giaci sotto la sabbia,
grande massa di sabbia che continua
ad essere portata dal mare.
Il mucchio di sabbia si accresce,
diviene sempre più grande, e la cima
già emerge.
Il mare porta ancora altra sabbia,
e la tomba diventa uno scoglio.
Ed io vado via, 
Io che ti vidi nascere,
io che gridai ed invocai il tuo nome
e piansi,
io fuggo:
lo scoglio si muove.

(1962)

Seduti al tavolo del bar

 

Seduti al tavolo d'un bar
discutono:
si parla, si discute.
Passa per strada un signore:
"è stato decorato, ma non fu
un eroe!";
madre e figlia
entrano nel bar:
"Una bella ragazza,
... non c'è che dire,
solo, ... fosse più seria!".
Seduti al tavolo del bar
parlano, discutono.
Passa per strada una coppia.
"Cittadini !, non si degnano
nemmeno di guardare!"
Così, seduti,
continuano a parlare,
si guarda la gente che passa,
si continua a parlare,
si parla, si discute...

 

Il mio paesino

 

Il mio è un paesino ridente.
-Ognuno tiene a che il proprio
paesino sia ridente-
Ed il mio paesino è ridente,
abbastanza ridente.
E' un paesino in cui
le bestie
camminano tutte sulle zampe
posteriori:
in paese la chiamano
"stazione eretta"
in paese e ridono.
Che paesino ridente !
Nel mio paesino
si sono distinte due
fazioni, e per distinguersi
una indossa i calzoni,
l'altra le sottane.
Ma - capita ovunque è normale -
a volte si trovano infiltrati:
al posto dei calzoni
le sottanre e
viceversa.
E' normale.
E vi è anche dell'altro:
a volte due elementi delle
opposte fazioni fanno una pace
separata.
Non c'è da stupirsi,
capita anche nella storia.
E' normale,
tanto che lo mostrano a tutti
che hanno fatto la pace !
Vedessi !
Per strada stanno sempre vicini,
si tengono per mano;
frequentano i luoghi affollati,
non si nascondono.
E tutti gli altri li vedono,
li seguono, e sorridono compiaciuti.
Perchè il mio paesino
è ridente.
Tutti sono felici nel mio
ridente paesino,
e felici, hanno una ragione
in più per sorridere,
nel mio paesino ridente.


   
   

 

 


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