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PROFESSORE GIUSEPPE DI GESU'
SITO DEDICATO ALLE SCIENZE CHIRURGICHE
Chirurgia Generale - Fisiopatologia Chirurgica
Storia della Medicina  

UOMO E SPIRITUALITA'

ARTICOLI E CONFERENZE
Indice dei testi riportati

1-Spiritualità ed esercizio dell'arte nel rapporto tra uomo e natura

 

1-SPIRITUALITA' ED ESERCIZIO DELL'ARTE NEL RAPPORTO TRA UOMO E NATURA
G. Di Gesù

   "Gli errori non meno dei successi, testimoniano dell'esistenza dell'arte; qualcosa giovò perché correttamente somministrata, qualcosa nocque perché mal somministrata. Ora dove l'esattezza e l'inesattezza abbiano confini stabiliti, sicuramente esiste un'arte. Assenza di arte é per me assenza di esattezza; ma dove queste siano ambedue presenti, l'arte non può mancare"(1). Il concetto qui espresso da Ippocrate rappresenta una verità sicuramente molto più grande di quel che saremmo portati a pensare riferendo le sue parole esclusivamente all'ambito della medicina. 
   Il grande filosofo e medico greco (460-377 a.C.) infatti esprime, con il suo pensiero, una considerazione molto più generale, nel momento in cui l'"arte" finisce col non rappresentare più il meccanismo estrinseco dell'intervento umano sulla malattia, per divenire il risvolto pragmatico determinante della complessa vicenda del processo intellettuale indirizzato verso l'obiettivo della conoscenza.
   La concretizzazione di un determinato intervento umano costituisce, in questo modo, un evento transeunte, che trova la sua giustificazione ed il suo motivo d'essere nel bagaglio di conoscenze responsabili del grado di "esattezza" e di "inesattezza" caratteristico del sapere dell'uomo, in quel determinato momento storico, nel corso del quale l'azione ha avuto modo di espletarsi. Intervento, quindi, inteso come trasferimento pragmatico, non soltanto di una idea, quanto di un ragionamento articolato sulla base del patrimonio cognitivo esistente. Quest'ultimo, con tutti i limiti che ne caratterizzano lo stadio evolutivo, rappresenta la capacità razionale collettiva. L'azione che ne deriva, invece, reca in sé‚ le connotazioni soggettive dell'uomo che la interpreta. Un momento successivo é costituito dalla valutazione critica degli effetti da essa determinati.   E' allora dall'insieme degli interventi pragmatici dell'uomo che scaturisce l'"arte"; mentre l'esattezza e l'inesattezza costituiscono gli elementi di giudizio sull'efficacia dell'azione operata: la loro formulazione richiede un’appropriata analisi dell'esperienza, derivante dal conseguente raffronto degli effetti indotti, o comunque conseguenti all'intervento. Essi stessi ancora, proprio per il ruolo che assumono al fine della espressione del giudizio, costituiscono l'elemento fondamentale per la valutazione del grado di conoscenza, che, a questo punto, riesce possibile commisurare.
   Grado di conoscenza quindi, caratterizzante l'espressività umana nelle sue manifestazioni spirituali e culturali, artistiche e scientifiche, così diverse tra di loro, nel corso dell'evoluzione dei tempi, per il differente patrimonio di acquisizioni disponibili, nei diversi stadi epocali. 
  L'analisi storica delle vicende umane nel corso dei secoli rappresenta quindi la manifestazione più completa dell’evoluzione intellettuale e culturale dell'uomo: ad essa è possibile ricorrere nell'intento di identificare le diverse tappe attraverso le quali il consolidamento della conoscenza, nei differenti stadi considerati, ha prodotto un elaborato particolare, peculiare per ognuno di essi. Essi stessi costituiscono la "memoria storica", il retaggio culturale, mutuato dalle diverse epoche di transizione e rappresentano anche momenti emblematici di una sintesi culturale. Infatti contengono in sé stessi l'insieme dei caratteri fondamentali di tutto il sapere precedentemente acquisito, e gli embrioni di quegli altri caratteri che saranno sviluppati in futuro.
   Tutto questo complesso processo si svolge intorno all'uomo che, naturalmente, assume una posizione di centralità derivante dal suo ruolo di attore e di giudice imparziale; l'osservazione e l'interpretazione dei fenomeni della natura, costanti ed immodificati nel tempo, costituiscono l'obiettivo primario della sua esistenza.
   Ciò che interessa precipuamente, a questo punto, è la conoscenza delle modalità con cui l'uomo si appresta all'esame di tutto ciò che lo circonda: essere complesso e composito, identico nell'accezione biologica della categoria che lo contraddistingue, diverso nella configurazione spirituale, che lo caratterizza, l'uomo, nel suo approccio conoscitivo ai fenomeni naturali, è spinto da tutta una serie di motivazioni derivanti non soltanto dalla configurazione logica del suo sistema nervoso intellettivo, ma anche della sua complessa spiritualità soggettiva. Quest'ultima è quella che gli consente di leggere, nel grande libro della natura, anche le fenomenologie trascendenti le manifestazioni prettamente sperimentali, e, lungi da qualsiasi forma di sperimentalismo esasperato, gli permette di prendere piena coscienza prima di sé stesso poi delle grandi verità nascoste. "Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli ‚ l'atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono della chiaroveggenza e libertà e per l'istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo"(2).
   Ed è questo tipo di rapporto che l'uomo è in grado di instaurare con la natura che interessa in questa sede e sul quale ci si vuole soffermare.
   Se però, per definizione, siamo portati ad ammettere che in tutti gli uomini sono presenti quelle prerogative che consentono loro di avvicinarsi alla sfera misterica, costituente la struttura forse più importante, della evoluzione antropologica, è pur vero che difficilmente tutto questo riesce ad emergere in assenza di una profonda spiritualità libera da condizionamenti dogmatici: "accanto ad una funzione obiettivabile della conoscenza, fondata esclusivamente sulla razionalizzazione del proprio patrimonio culturale" trova "posto un bisogno intrinseco, naturale, di penetrare e comprendere i misteri della natura attraverso la propria spiritualità arricchita da un continuo processo di affinamento del proprio io, non esclusivamente sensoriale"(3).
   Questo processo di accrescimento interiore, in grado di determinare nell'uomo che riesce a perfezionarlo fino ai livelli più elevati, ciò che Elemire Zolla ha definito con una frase assai adeguata l'"uscita dal mondo", può essere considerato all'origine di un particolare ruolo sociale, religioso, politico, presente in tutte le etnie delle diverse aree geografiche, in ogni tempo. In alcune civiltà, questi uomini eletti venivano chiamati sciamani, in altre bramini, in altre ancora druidi, profeti, sacerdoti: l'uomo, una volta raggiunte le vette più alte della spiritualità compiuta, diventava capace di penetrare la condizione di "liberato in vita", per usare ancora una definizione molto appropriata di E. Zolla (2).
   "La sua natura non si fonda sulla sua intelligenza, nella quale pure si riflette, essa è direttamente quella del cosmo intero. Di lui è lecito soltanto dire che testimonia. Il suo ritmo interiore è quello del sonno profondo nel pieno della veglia" (2). Per lui, la ricerca antropologica ha dimostrato, in tutte le civiltà, anche nelle più lontane geograficamente ed in quelle più differenziate nel tempo, il ruolo di uomo ispirato, provenendo tali doti da una sua privilegiata collocazione spirituale, ampiamente riconosciuta nel contesto sociale che lo accoglie, presso il quale egli rappresenta la emanazione diretta di una autorità, di una sapienza, di un ordine trascendente. Per questo gli spetta un ruolo di orientamento, di guida nella strutturazione dello stato, della società; nell'esercizio delle attività umane, della cultura, della scienza. Nei diversi campi: religioso, politico, sociale; è suo il compito di manifestare al popolo gli insegnamenti e le decisioni dai quali dipende il destino e la prosperità della società; nel corso della sua azione di mediazione, tra realtà di ogni giorno e mondo trascendente, è prevista la realizzazione di un atto fondamentale: il raggiungimento di un patto formale; la stipulazione di un accordo originario, sulla base del quale il popolo dovrà darsi leggi, modalità di vita e culto consoni ai comandamenti dell'ente trascendente.
   Nella religione cristiana questa figura è stata assunta dai Profeti, in particolare da Mosè (sec. XIII A.C.), il grande ispirato del popolo di Israele, artefice dell'"Alleanza", il profeta capace di liberare il popolo ebraico dalla schiavitù d'Egitto e di avviarlo alla ricerca ed alla costituzione della propria identità nazionale. Dalle grandi teofanie, da lui vissute, derivò l'ispirazione che ne fece un grande maestro, modello biblico fondamentale di tutto il Giudaismo e non solo. Può essere di qualche interesse, a questo punto, ricordare, in questa sede, come il particolare ruolo di maestro così ampiamente riconosciutogli nel Pentateuco, gli è attribuito con altrettanta autorità anche nel Corano.
   Altri modelli di vita ispirata del mondo occidentale sono rappresentati da personalità di grande prestigio, che con il loro insegnamento ed il loro pensiero riuscirono a trasmettere ai discepoli l'"anelito" alla liberazione della propria anima attraverso un processo di catarsi, così come insegnato da Pitagora (Samo 570-Metaponto 490 A.C.).
   La scuola pitagorica si basava sulla distinzione di due categorie di discepoli: gli acusmatici, destinati soltanto ad ascoltare; e i matematici, che invece potevano rendersi pertecipi del pensiero e dei problemi della ricerca con contributi personali. Ad essi inoltre era riservato il privilegio di accedere ai segreti più profondi della conoscenza. Appare suggestivo ricordare in proposito, come anche il processo di catarsi pitagorica comprendesse il raggiungimento di un patto, con l'archè o principio di tutte le cose, tendente alla realizzazione della condizione di massima armonia. Armonia ricercata, in natura, attraverso un’identificazione ideale del rapporto tra i numeri ed i toni della scala musicale. Infatti il numero, con la sua essenza, poiché le pervade, riesce a spiegare tutte le cose; e può essere rappresentato nello spazio. Esso è tutto ed il contrario di tutto: in un rapporto dualistico (determinato-indeterminato, luce-tenebra, bene-male, maschio-femmina, etc...) attraverso il quale la natura trova il modo di esprimersi e che riconosce alcuni momenti fondamentali nella concezione del principio primordiale: l'archètipo. Sono numeri il pari, il dispari, il parimpari; quest'ultimo è costituito dal numero 1 che, aggiunto ad un numero pari ne determina la trasformazione in numero dispari; mentre aggiunto ad un numero dispari lo trasforma, determinando la formazione di un numero pari. Ma quelli che nella concezione pitagorica assumono valenza cosmologica sono i primi quattro numeri. Ciò per diversi motivi, l'interpretazione dei quali richiederebbe molto tempo, ma che brevemente si possono esprimere come segue. L'uno è il parimpari e trova la sua rappresentazione spaziale nel punto; è al contempo il primo numero dispari e quindi rappresenta il determinato.
L'indeterminato è rappresentato dal due, il numero pari o àpeiron, la sua appresentazione spaziale è la linea. Il tre è rappresentato nello spazio mediante il piano, è determinato in quanto dispari ed è originato dall'aggiunta del parimpari all'àpeiron. Il quattro è un numero complesso, indeterminato, nello spazio rappresentato dal corpo geometrico solido. Questi quattro numeri costituiscono la tetraktys che raffigura l' armonia universale: quell'armonia che riesce a realizzare il rapporto ideale tra il numero 1 ed il 10, tra il determinato; e l'indeterminato, tra unità e tetraktys. Uno è l'archè, uno è il centro del cosmo, dieci è la somma dei valori intrinseci dei primi quattro numeri, dieci infine sono i pianeti che ruotano intorno al fuoco centrale, nucleo del cosmo.
   Compito dell'uomo è quello di raggiungere quel grado di conoscenza che può consentirgli di liberare, nel corso delle successive reincarnazioni, l'anima dalle spoglie materiali, per il raggiungimento della catarsi definitiva; soltanto dopo infatti potrà ricongiungersi con l' anima universale: in questo viaggio la scelta di vita più elevata è quella che porta alla predilezione della ricerca contemplativa.
   Sono evidenti, da questi ultimi concetti, chiari riferimenti alle dottrine orfiche: principalmente l'immortalità dell'anima e la reincarnazione. Orfeo (VI sec. A.C.) non è soltanto il poeta che ha raggiunto e quindi è in grado di cantare l'armonia dell'Universo, egli è anche colui che riesce a creare un contatto reale tra il mondo dei vivi ed il mondo dei morti. Egli è il profeta di una nuova religione della salvezza dell'anima: il genere umano ha avuto origine dalle ceneri dei Titani annientati da Zeus per aver ucciso e sbranato Dioniso-Zagreus. Indirettamente quindi gli uomini sono colpevoli di un peccato originale: nella loro anima sono presenti due componenti, quella del bene derivante dalle ceneri di Dioniso bambino; quella del male originantesi dalle ceneri dei Titani. La liberazione ed il riscatto dell'anima richiedono un modello di vita orfica: l'orfismo costituisce quindi una filosofia della salvezza. Essa impronta la dottrina pitagorica, ed evolve verso il neoplatonismo e la gnosi. Il mito d'Orfeo, nelle sue accezioni misteriche ed esoteriche ha pervaso il mondo culturale dall'antichità fino ai tempi moderni, a dimostrazione del grande interesse che ha suscitato e della curiosità di cui ha goduto.
   Anche il pensiero di Platone (427-347 a.C.) è indirettamente legato alla filosofia orfica, attraverso i riferimenti alla dottrina pitagorica dei numeri e della geometria. La figura di questo filosofo assume un ruolo fondamentale con l’enunciazione dei principi basilari del processo di conoscenza, al centro del quale sta l'uomo, il ponte esistente tra il mondo fisico delle cose reali ed il mondo metafisico delle idee. Quattro sono i gradi della conoscenza: l'immaginazione, la credenza, la ragione discorsiva, l'intelletto; nei primi due gradi si costituisce l'opinione, negli altri due la scienza. Il filosofo educato attraverso lo studio dell'aritmetica, della geometria, dell'armonia è in grado di pervenire al ragionamento dialettico, l'unico valido perché basato su principi veri, come le idee. Queste ultime sono originariamente presenti nell'anima dell'uomo e possono riemergere mediante l'anamnesi: esse costituiscono realtà invisibili, invariabili. Istinto, emotività, ragione, sono invece i tre elementi presenti nell'anima individuale; è necessario che ognuno di essi adempia correttamente la sua funzione perché l'uomo riesca a comportarsi in modo giusto. Ciò avverrà quando l'elemento razionale, attraverso l'emotività, sarà in grado di governare l'istinto: l'uomo si porrà dinanzi al mondo esterno senza passioni, in grado di dominare le più intime sollecitazioni e l'emozione, elemento percettivo fondamentale nel rapporto con gli altri uomini e con il mondo esterno, ed attiverà la ragione nella modulazione ed organizzazione della propria risposta istintuale.
   Anche per Platone esiste una categoria di uomini privilegiati cui affidare l'amministrazione dello stato e della giustizia: questi sono i filosofi, essi sono riusciti a passare dallo stadio dell’immaginazione e della credenza, che consente soltanto la conoscenza delle opinioni (doxa), allo stadio della ragione discorsiva (diànoia) e dell'intelletto (nous), che riesce a cogliere le idee e quindi porta alla conoscenza della scienza (epistème).
   Da quanto fino ad ora esposto emerge abbastanza chiaramente come, anche nella dottrina della conoscenza formulata da Platone, la figura di un uomo particolare, il filosofo, assume un ruolo centrale e fondamentale nel rapporto esistente tra sfera reale e sfera metafisica: ciò però vale per l'uomo capace di elevarsi, di maturare con la crescita del proprio io, in modo da raggiungere la condizione di ispirazione che, in questo caso, equivale a quella della completa conoscenza e del dominio della propria anima, della conoscenza del mondo delle idee, e quindi del mondo metafisico.
   La dottrina platonica con la sua teoria delle idee e la numerizzazione pitagorica delle stesse costituisce una delle più interessanti vie di sviluppo del pensiero di questo filosofo, dal quale prendono origine il platonismo ed il neopaltonismo. Un patrimonio culturale immenso che non poteva restare ignorato in una particolare fase, fondamentale, dello sviluppo culturale e sociale del mondo occidentale: quella coincidente con l'avvento dell'umanesimo e del rinascimento.
   Marsilio Ficino (1433-1499), forse il più grande interprete di questo filone filosofico, sicuramente il più convinto diffusore dello stesso, sostiene una tradizione senza soluzione di continuità da Pitagora a Socrate, da Platone ed Aristotele fino al neoplatonismo, introdotto in Italia dalla riscoperta dei testi greci originali, raccolti, collezionati e tradotti.
   E' lo stesso Ficino che traduce il Corpus Hermeticum, attribuito ad Ermete Trismegisto, figura mitica nata dalla identificazione della divinità greca Ermete, messaggero degli dei e guida delle anime dei defunti, con Thoth, la divinità egiziana depositaria di tutta la sapienza divina, rivelata appunto nella sua opera.
   E' impossibile, in questa sede, diffondersi sulla storia e sulle complesse implicazioni filosofiche del neoplatonismo; per motivi di spazio e per non allontanarci dalla tematica in questione, sarà perciò sufficiente accennare al fatto che esso ha costituito un indirizzo di pensiero che si è manifestato in diversi momenti storici, a volte anche molto lontani tra di loro: certamente, determinate costanti hanno contribuito a creare un grande interesse verso questa filosofia che con Plotino (205-270) ha raggiunto la sua più completa formulazione.
   L'apporto di quest'ultimo è stato fondamentale per superare la dualità tra cosmo intelligibile ed intelletto: il mondo delle idee non è altro che la continua concretizzazione dell’attività dell'intelletto. E' grazie all'anima invece che l' intelligibile passa nel sensibile, lo plasma e lo raccorda all'intelletto ed all'Uno. L'anima è quindi anima cosmica, in grado di trattenere le cose sensibili, origine del tempo. Con questo rapporto profondo tra anima umana ed anima cosmica, va confrontato l'altro fondamentale rapporto tra microcosmo e macrocosmo. Nella omogeneità di tali entità e nell’assonanza di esse risiede il principio fondamentale della loro reciproca conoscenza e comprensione.   Nel nuovo complesso quadro culturale e sociale rinascimentale, tutto questo costituisce un'aura nuova, allettante; una possibilità di fuga insperata ed attesa, attraverso il risveglio e l'acquisizione di un patrimonio culturale insospettato, eppure molto sentito; dapprima sconosciuto, ma avvertito dalla spiritualità colta, compressa fino ad allora dal dogmatismo; minacciata dalle paure e dalle incertezze di tutti i giorni. Tutto questo non era riuscito comunque a condizionare la formazione e la crescita dell'uomo libero, dotato di quella spiritualità che l'aveva indotto alla definitiva cesura con il pensiero tradizionale ed alla denunzia del dogmatismo aristotelico, per la ricerca di nuove vie da percorrere: il risveglio culturale dell'occidente sentiva il bisogno di ridisegnare il ruolo dell'uomo e di comprendere la natura.
   La dottrina del neoplatonismo conobbe grande fortuna ed enorme diffusione anche in virtù dell'attività svolta dall'Accademia neoplatonica di Firenze, fondata dal Ficino, da dove la dottrina ebbe modo di irradiarsi in tutta l'Europa.   A questo punto però non si trattava più soltanto della filosofia elaborata da Plotino, essa si era arricchita di altre idee, di composite dottrine esoteriche provenienti dall'oriente come lo gnosticismo, l'alchimia, la qabbalah. Dottrine che erano state introdotte in Italia nei secoli precedenti, già da quando, a seguito delle crociate, si erano intensificati i rapporti ed i contatti culturali dell'occidente cristiano con i paesi orientali.
   Nello stesso periodo storico, attraverso le regioni sudorientali dell'Europa, penetravano idee nuove, propagate dai Catari, radicatesi nel centro Europa, nel sud della Francia, in Lombardia: essi si richiamavano ad un particolare tipo di purezza dottrinaria e morale che contrapponevano agli interessi temporali della chiesa di Roma e distinguevano tra di loro gli iniziati o perfetti dai semplici credenti.
   Un ritorno quindi ai valori tramandati dai libri dei profeti: un ritorno alla figura dell'uomo "particolare" dell'iniziato. Iniziato che costituisce la figura fondamentale delle dottrine esoteriche che hanno ormai conglobato il neoplatonismo, arricchendolo degli ulteriori apporti provenienti anche dall'alchimia e dalla qabbalah.
   Il periodo delle crociate assume grande importanza nel trasferimento, dai paesi d'oriente, di un immenso patrimonio culturale, che non è soltanto quello dell'Islam; pensare ciò equivarrebbe a valutare in maniera errata, ed oltretutto restrittiva, un fenomeno assai più complesso, perché estremamente composito.
   In quel periodo storico le varie etnie medio-orientali residenti rappresentavano un coacervo di stirpi nel quale erano confluite, nel corso dei secoli, dottrine diverse, religioni provenienti dal patrimonio culturale mesopotamico, greco, egiziano, giudaico, ed anche dell'estremo oriente. Tutto questo nuovo bagaglio di conoscenze si manifestava e suscitava grande interesse nel mondo occidentale che si dimostrava pronto ad accoglierlo e che febbrilmente si dedicava alla ricerca delle fonti, nel desiderio di attingere alle origini, con l'intento di determinare una svolta nella ricerca ed identificazione del rapporto tra uomo e natura.
   In questa nuova aura di pensiero vanno inquadrati determinati eventi che lasceranno tracce indelebili nell'immaginario collettivo, attraverso la manifestazione, nel volgere dei secoli, di espressività umane pregne di concretezza e produttività, originante dalla più intima, profonda spiritualità compiuta dell'uomo. A dimostrazione di ciò val la pena di ricordare la creazione, nel 1119, dell'ordine dei Templari, cavalieri votati alla difesa della Terra Santa, che ebbero un ruolo insostituibile nel trasferimento delle dottrine ermetiche ed esoteriche orientali in occidente. Ad essi era stato affidato il Tempio di Salomone distrutto e loro lo avevano ricostruito; essi avevano avuto modo di conoscere profondamente il tessuto culturale della regione per i rapporti che avevano instaurato con la popolazione e con le figure più emblematiche dell'intellettualismo locale. Il loro ordine fu combattuto e molti di essi furono uccisi per volere di Filippo il Bello di Francia, che riuscì infine a convincere il pontefice Clemente V alla convocazione del concilio di Vienna (1311-1312), nel corso del quale fu disciolto l'ordine con l'accusa, tra le altre, di aver adorato un dio pagano (Baphomet) e con la condanna al rogo degli ultimi cavalieri rimasti, tra cui il Gran Maestro Giacomo de Molay.
   In quegli anni venne dimostrata molta attenzione, oltre che per l'ermetismo e l'esoterismo, anche per l'alchimia e la qabbalah. Si verificò un intenso processo di sincretismo filosofico che non si sarebbe più esaurito, costituendo le radici per la sua progressiva evoluzione, fino ai giorni nostri.
   Tra le figure che, con la loro vita ed il loro modo di operare, possono rappresentare, a pieno titolo, questo particolare e fecondo momento culturale si deve ricordare Teophrast Bombast Von Hohenheim più conosciuto con il nome di Paracelso (1493-1541).
   Egli, come fu capace di determinare la prima, vera ed efficace rivoluzione nei confronti della medicina dogmatica, così trasformò il modo di pensare coevo, il modo di fare filosofia, manifestando l'esigenza di dare grande spazio, nella conquista della conoscenza, all'alchimia. Il metodo alchemico, per lui, diviene metodo di pensare, di fare filosofia: è questa la filosofia della natura, ma è anche la conoscenza segreta che per il suo progressivo accrescimento necessita di un apporto operativo continuo. Si tratta di un modo di pensare fondato sulla conoscenza dei più profondi segreti della natura, che opera mediante la realizzazione di azioni informate dal grado di questa conoscenza. L'insieme di tutto questo costituisce l'arte; questa può determinare azioni esatte o inesatte. Finché sarà possibile giudicare dell'esattezza e dell'inesattezza dell'arte, l'arte esisterà.
   Sono trascorsi 2.000 anni dalla formulazione del pensiero di Ippocrate, per giungere ad affermare, percorrendo strade tanto diverse quanto nuove, una verità naturale e quindi fondamentale: infatti per l'alchimista il segreto si identifica con la verità.
   Alchimia è quel modo di pensare, attraverso determinate scelte operative, correlate sempre con il grado di preparazione dell'uomo che si dedica all'arte, tendente ad operare trasformazioni, le trasmutazioni in grado di migliorare, modificandoli, i prodotti della natura. Il massimo di questo processo è quello che porta alla creazione dell'oro, il lapis philosophorum; l'uomo, il prodotto più elevato della natura, in grado di operare l'arte, è sicuramente ricco di quelle doti particolari che ne possono fare un "iniziato".
   Tra i suoi compiti preminenti, vi sono: quello di riconoscere i propri simili per mostrare loro la via che debbono seguire, se sentono il bisogno di arricchire sé stessi penetrando i fenomeni della natura; quello di operare per il continuo miglioramento della società in cui si trova inserito, privilegiando sempre, in questo suo disegno, la centralità dell'uomo ed informando la sua azione ai principi di libertà, sia del singolo che della collettività. Per raggiungere tutto questo risulta necessario anche fare riferimento alle più elevate manifestazioni sociali tramandate nel corso dei tempi, nelle quali sono espresse le proiezioni più nobili della natura dell'uomo: i miti.  Essi nascono e si diffondono per questo: è per questo che gli uomini di ogni tempo e di qualsiasi latitudine hanno bisogno dei miti; è per questo che, anche in contesti socio antropologici tanto distanti tra loro, esiste il fenomeno della identificazione dei miti.
   Nel mito si trova rappresentato tutto ciò che l'uomo tende ad essere e non è, tutto ciò che deve pensare e non pensa, tutto ciò che vuole realizzare e non fa, tutto ciò che vuole e non ha. Il mito è parola, è comunicazione, è messaggio; è discorso che può essere recepito da chi è in grado di riceverlo; da chi è preparato, per cercare in esso la verità nascosta.   L'iniziato, che ha raggiunto una preparazione spirituale adeguata per penetrare nei segreti della natura, che ha coltivato ed accresciuto la propria personalità, è in grado di dedicarsi all'esercizio dell'arte. Il suo obiettivo deve essere quello di giungere alla realizzazione delle "nozze alchemiche", alla concretizzazione quindi del momento fondamentale della conoscenza, quello che gli consente di unificare, di coniugare i segreti insiti negli elementi esistenti in natura con i segreti costituenti l'essenza stessa delle diverse componenti dell'uomo.
   Soltanto questo procedimento offrire la possibilità di raggiungere gli "arcani", come accade a Christian Rosenkreutz (J.V. Andreae, 1616) nel suo viaggio, attraverso una delle vie alchemiche, quella umida. E’ cos’ che affronta diverse prove e molteplici descrizioni mitiche, prima di giungere alla creazione della Fenice, ed alla rinascita del re e della regina sulla torre di Olimpo di sette piani. Segue il ritorno sulle navi che recano i segni dello zodiaco, per unirsi con i cavalieri guardiani del Tempio, che innalzano un vessillo bianco recante, al centro, una croce di colorito rosa.   Come Paracelso, Un altro medico e filosofo, l'Inglese Robert Fludd (1574-1637), criticò le dottrine aristoteliche, il dogmatismo, e si fece sostenitore e propugnatore del pensiero rosacrociano.   Nel quadro fin qui delineato, l'alchimia ha assunto il significato di pensiero, come metodo per la ricerca della conoscenza; come stato d'animo in grado d'indurre l'iniziato alla penetrazione dei segreti naturali: i segreti dell'arte, per divenire capace di determinare la trasmutazione dei metalli da intendere, per traslato, come lo specchio ideale della trasformazione interiore dell'uomo.   Questa filosofia della conoscenza può essere perseguita attraverso l'esercizio dell'arte: e, come può apparire paradossale citare in questa sede un esempio emblematico di trasmutazione dei tempi nostri, la fusione fredda; così non può essere sottaciuta l'importanza di una libera scelta, anche questa dei giorni nostri, per il pensiero alchemico. Nell’interessante descrizione di Zolla dei tre casi di alchimia contemporanea, risulta ampiamente dimostrato, ove se ne sentisse il bisogno, che la tradizione alchemica continua a sopravvivere in chiave moderna, confermando le caratteristiche spirituali e razionali dell’essere uomo, continuando a creare nuova ed originale cultura. 

Note bibliografiche essenziali
1-Le parole in medicina, a cura di L. Bonomo, G. Bert, T. Di Perri. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma 1988.  
2-Zolla E. - Uscite dal Mondo. Edizioni Adelphi, Milano, 1992.
3-Di Gesù G. - Un tentativo di interpretazione del mito del Graal nelle sue proiezioni storica e letteraria. Colapesce, 2/2: 249-267, 1997.
4-Zolla E. - Il ritorno dell'alchimia. Tre casi alchemici contemporanei. Abstracta: 49: 14-21, 1990
5-Cassirer E. - Storia della Filosofia Moderna. Edizioni Einaudi, 1978. 
6-Filosofia. Storia del pensiero occidentale. A cura di E. Severino. Armando Curcio Editore, Roma, 1988.
7-Enciclopedia Garzanti di Filosofia. Garzanti Editore, Milano, 1988.
8-Enciclopedia delle religioni. Garzanti editore, Milano, 1989.
9-De Turris G. - Il "Mysterium" della Rosa-Croce. Abstracta: 51:61-69, 1990.
10-Sprengel C. - Storia Prammatica della Medicina. Raffaele Miranda, Napoli, 1826.
11-Le pietre Mirabili. Magia e scienza nei lapidari greci. Sellerio. Palermo, 1992.
12-Hutin S. - La vita quotidiana degli alchimisti nel medioevo. Rizzoli, Milano, 1991.
13-Detienne M. - I Maestri di Verità nella Grecia arcaica. A. Mondadori, Cles (TN), 1992.
14-Jacq C. - Il Mondo Magico dell'Antico Egitto. ECIG, Genova, 1986.
15-Steiner R. - Zaratrusta, Ermete, Buddha. ECIG, Genova, 1989.
16-Levi E. - I Misteri della cabala. Brancato, Catania, 1991.
17-Autori Vari - La Funzione Simbolica. Saggi di antropologia. A cura di M. Izard e P. Smith. Sellerio, Palermo, 1988.
18-Campbell J. - Mitologia Occidentale. Le Maschere di Dio. Mondadori, Cles (TN), 1992.
19-Cuomo F. - Gli Ordini Cavallereschi nel mito e nella storia di ogni tempo e paese. Newton Compton Editori, Roma, 1992.
20-Dee J. – De eptarchia mystica. Atanor, 1993.
21-Buonaiuti E. – La gnosi cristiana. Atanor, 1987. 
 

 

 


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