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PROFESSORE GIUSEPPE DI GESU'
SITO DEDICATO ALLE SCIENZE CHIRURGICHE
Chirurgia Generale - Fisiopatologia Chirurgica
Storia della Medicina  
UOMO SCIENZA ETICA

ARTICOLI E CONFERENZE
Indice delle memorie riportate
1-Quale spazio oggi per le decisioni etiche all'interno dei sistemi complessi ?
2-La misura etica della scienza oggi I.
3-La misura etica della scienza oggi II.

 

 

 

1-QUALE SPAZIO OGGI PER LE DECISIONI ETICHE ALL’INTERNO DEI SISTEMI COMPLESSI ?

Giusepe Di Gesù
Bari, 22 novembre 2007, Società Italiana dei Chirurghi Universitari.

 

   Nel 1954, il biologo Ludwig von Bertalanffy pubblicò sul “British Journal of the Philosophy of Science l’articolo “An Outline of General Systems Theory”, introducendo, nelle scienze economiche la “Teoria generale dei sistemi”. A differenza dei sistemi chiusi, costituenti oggetto di studio della fisica, gli organismi viventi debbono essere considerati sistemi complessi dotati di proprietà specifiche. Così come qualsiasi altro sistema esistente in natura e dotato di proprietà generali: essi, tutti, concorrono a costituire il campo di studio e di applicazione della “teoria generale dei sistemi”.
   Secondo questa teoria, il comportamento di qualsiasi sistema imprenditoriale viene assimilato a quello di un modello cibernetico, dotato di meccanismi di controllo retroattivo, in grado d’attuare, durante il suo funzionamento, modificazioni progres-sive, per consentirne l’adeguamento alle sollecitazioni esterne, finalizzate al raggiun-gimento della condizione di equilibrio dinamico. Un equilibrio flessibile, tale da riuscire a modulare le sue funzioni e le modalità di erogazione delle prestazioni con interventi efficaci, impiegando risorse proporzionate agli obiettivi prestabiliti.
   In questo modo, ogni organizzazione imprenditoriale si trasforma in un sistema che ha come obiettivo peculiare quello della propria sopravvivenza.
   Negli anni successivi, tra numerosi altri AA., K. Boulding dimostrò chiaramente l’esistenza, nelle decisioni assunte dai meccanismi di regolazione retroattiva, del fenomeno della non prevedibilità. Mentre, H. Simon, premio Nobel nel 1978, rimarcò l’impossibilità di assumere sempre comportamenti razionali da parte della sfera gestionale, con un’incidenza di errori direttamente proporzionale alla maggiore complessità del sistema. Numerosi altri errori e discrasie debbono essere ascritti e vanno ricercati negli organi di pressione politica, nei condizionamenti operati dalle lobbies economiche, nell’imprevedibilità dei comportamenti individuali.
   Tali osservazioni indussero proprio questo illustre economista ad individuare e definire, per i processi decisionali assunti all’interno di un sistema complesso, un tipo di razionalità diversa da quella tradizionalmente intesa, la “bounded rationality”, o razionalità limitata: una nuova condizione compatibile con il raggiungimento di obiettivi non più ottimali, ma se non altro accettabili.
  La teoria generale dei sistemi venne accolta da numerosi consensi e da un diffuso successo e fu subito adottata nell’ambito imprenditoriale ed industriale. Soltanto in un secondo tempo è stato ritenuto utile suggerirne l’introduzione anche nell’ambito della gestione di attività sociali ed assistenziali.
  In questo modo, il governo ed i meccanismi messi a punto nei “sistemi” creati per la produzione di beni materiali, come quelli industriali, sono stati assimilati al governo ed ai meccanismi dei “sistemi” indirizzati all’erogazione di beni immateriali, come quelli sociali ed assistenziali.
   All’interno di sistemi gestionali particolarmente complessi, indirizzati al governo di fenomeni misti, materiali ed immateriali, come quelli sociali e sanitari, l’incidenza di errori ed anomalie è particolarmente incombente ed é strettamente legata, se non altro, allo spessore culturale e agli orientamenti sociali e politici che ispirano i comportamenti decisionali.
   Questi ultimi non dovrebbero mai ignorare alcuni fattori fondamentali finalizzati: al governo ed al soddisfacimento delle espressioni più intime dell’inconscio umano; capaci di regolare o di compromettere profondamente l’equilibrio psico-fisico dell’uomo; in grado di condizionare anche le più fredde razionalità se profondamente colpite dalla sofferenza e dal dolore; non sempre sostenibili esclusivamente sulla base di determinazioni esclusivamente logiche e calcolatamente predeterminate.
   Nell’attuale strutturazione della sanità, spesso vengono a mancare proprio tali condizioni , fino alla cancellazione totale del messaggio fondamentale nel quale da sempre la società ha sentito il bisogno di credere e che ha sentito il dovere di trasmettere al cittadino: nel rapporto che oggi si è venuto a determinare tra strutture aziendali erogatrici di assistenza e cittadini, nel nuovo tipo di contratto professionale instaurato tra medico e paziente, oggi viene a mancare, ed è ormai definitivamente scomparsa, l’“anima”.
   Quella stessa anima che, da sempre, ha permesso al medico di comunicare con il paziente non solo nella sua veste professionale, ma anche come uomo: capace di comprendere il disagio personale e familiare indotto dalla malattia, pronto ad esporre le soluzioni alternative per eliminare tale disagio, disponibile a suggerire i percorsi terapeutici condivisibili, nell’ambito di un rapporto globale ispirato alla più chiara e completa informazione, modulato alle esigenze non solo della patologia, ma anche della personalità umana e culturale del paziente.
  Questo stato di cose configura una condizione molto grave e genera profondo senso di sfiducia sia nel medico che nel malato: emergono così atteggiamenti omissivi, spesso incomprensibili, che influenzano il rapporto di fiducia da sempre esistente tra medico e paziente; atteggiamenti che appesantiscono in modo ingiustificato anche il costo delle prestazioni, in una perversa spirale che si ritorce ancora sulla società. Si fa sempre più strada una nuova cultura che, nel negare ogni eventualità di complicanze, riesce ad ingenerare nei pazienti false certezze. Il medico risponde a tutto questo assumendo comportamenti difensivi, con ulteriori conseguenze e sequele facilmente immaginabili, che aggravano gli oneri economici dei servizi sanitari. All’interno di questa realtà, il paziente ed i suoi familiari assumono il ruolo di osservatori attenti e critici dei percorsi diagnostici e terapeutici attuati: vigili, sempre pronti a cogliere quelli che ai loro occhi possono essere valutati come eventuali errori, omissioni, disfunzioni, nelle prestazioni professionali offerte.
   Il perseguimento degli obiettivi oggi considerati primari in medicina e definiti dall’ efficacia dell’intervento sanitario, coniugato all’efficienza delle metodologie adottate, misurato per la valenza economica che lo sottende, non sempre e non più, lascia lo spazio ed il tempo necessari, nel rapporto intercorrente tra medico e paziente, per una comunicazione che, pur nella sua fondamentale personalizzazione, deve essere diretta alla globalità del paziente: ai caratteri ed alle manifestazioni della sua patologia, alle peculiarità umane e caratteriali della persona.
   Soltanto il ripristino di un rapporto fondato su queste basi può determinare quella condizione di fiducia reciproca, indispensabile per la conoscenza vera e profonda dell’uomo malato e consentirà di comprendere il paziente nel suo complesso, mirabile universo personale, fisico e spirituale. Consentirà così la creazione di nuove opportunità per delineare percorsi diagnostici e terapeutici condivisi, all’interno dei quali saranno contemplati i successi auspicati ed rischi potenziali, in modo da riuscire a coniugare efficacemente le risposte destinate alla risoluzione dei problemi del corpo con quelle finalizzate al soddisfacimento delle esigenze dello spirito.
   All’interno degli spazi sempre più angusti oggi esistenti, delimitati dalle attuali, cogenti e non sempre giustificate imposizioni di gestione della sanità pubblica, manca la necessaria e fondamentale serenità di condizione per l’esercizio delle proprie scelte di comportamento.
   Scelte non esclusivamente scientifiche, metodologiche, professionali, ma anche etiche, comportamentali e, comunque intese, fondamentali: sia nel senso del fine primario da perseguire che nel significato di adesione ai fondamenti antropologici e culturali del contesto sociale di appartenenza. Queste, infatti, possono essere esercitate soltanto in presenza di quella libertà di coscienza, che oggi va sempre più contraendosi, ma della quale invece, si sente tanto il bisogno.

 

 

2-LA MISURA ETICA DELLA SCIENZA, OGGI
I
Giuseppe Di Gesù
giuseppedigesu@gmail.com

 

Padova-2009, lettura inaugurale: XXII Congresso Nazionale S.I.FI.PA.C..

   Oggi, in questa sede ed in questa occasione, entrambe dedicate all’inaugurazione del “XXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisiopatologia Chirurgica”, l’intenzione di stimolare una riflessione sul rapporto intercorrente tra etica e scienza potrebbe apparire pretestuosa e supponente: ancor di più, nel momento in cui si proponga d'introdurre, tra tali due incommensurabili discipline, il concetto di misura.  
   Eppure, un’attenta riflessione su questi temi é giustificata da alcune considerazioni ed interrogativi che, nel rispetto di un ordine didascalico, sono formulati in tre punti che riguardano:

1-Il significato del termine “Fisiopatologia” nell’ambito delle scienze biomediche e delle scienze in generale.

2-Alcuni caratteri della società contemporanea. 

3-La ricerca, la scienza, le tecnologie avanzate. 

I-Il termine “Fisiopatologia” ha indicato da sempre la scienza che studia le modificazioni intervenute nelle normali funzioni dell’organismo biologico al fine di correggerle per restaurare la condizione di omeostàsi. Già fin dalla sua nascita, intorno agli anni ’60 del secolo scorso, essa ha radicalmente modificato l’approccio allo studio delle fenomenologie funzionali patologiche, privilegiandone l’osservazione nel loro divenire e non più, come precedentemente avveniva, nella staticità del loro momento di presentazione. I vantaggi di questo nuovo approccio sono evidenti e vanno correlati con la messa a punto e la possibilità di disporre di strumentazioni molto sofisticate, prima inesistenti. Oggi, questo termine può essere inteso sempre in maniera restrittiva, nell’ambito della medicina e della biologia, o se ne può traslare il significato, trasferendolo alle scienze in generale, per indicare anche tutte le modificazioni patologiche degli innumerevoli processi funzionali esistenti in natura e applicarlo quindi ad altri ambiti, a volte anche assai lontani da quelli delle scienze biomediche?   

II-In questi ultimi decenni, la società ha subito trasformazioni epocali: oggi essa rappresenta certamente un sistema così complesso che le stesse regole messe a punto per il suo governo dagli analisti che, per primi, ne avevano intuito l’avvento, si dimostrano spesso inadeguate. Una reale consapevolezza della società in cui viviamo necessita di un'analisi approfondita dei lunghi percorsi che hanno condizionato i caratteri salienti e le peculiari prerogative ch’essa oggi dimostra: analisi non più a lungo procrastinabile, anche per le sue caratteristiche temporali di trasformazione, spesso così veloci, da rendere obsoleti i provvedimenti appena adottati. Nella dimensione globale del nostro tempo, i caratteri distintivi di questa società possono essere considerati soddisfacenti ed in linea con le naturali aspettative delle comunità sociali interessate?   

III-Nel nostro seppur variegato universo, la Scienza ha una funzione fondamentale: essa costituisce, non solo per definizione, il motore propulsivo di ogni evoluzione. Tuttavia, bisogna chiedersi se nelle modalità e nella misura in cui oggi si fa scienza è possibile utilizzare i vantaggi e le opportunità che da essa derivano in modo universale, talché tutte le comunità sociali ne possano trarre beneficio. La ricerca scientifica può continuare ad essere governata solo dalle leggi di mercato? E’ giustificato il disimpegno pubblico, così come oggi avviene, o non si ritiene che le risorse pubbliche, anche se con apporti limitati, debbano essere mantenute, se non altro per conservare il diritto alla formulazione di chiare norme di indirizzo?

   Dalle risposte che noi tutti saremo in grado di dare a questi interrogativi, dipenderà il futuro delle società avanzate e di quelle meno fortunate.   
   In ordine al primo punto,

1-Significato del termine Fisiopatologia nelle scienze biomediche e nelle scienze in generale.

   Va qui ricordato che la moderna concezione di sistema nasce negli anni ’50 del secolo scorso ad opera di un biologo austriaco Ludwig von Bertalanfy che pubblica la sua Teoria Generale dei Sistemi sul British Journal di filosofia della scienza. Secondo questa teoria, ogni sistema può essere paragonato ad un modello biologico; e come qualsiasi modello di questo tipo è dotato di meccanismi di controllo retroattivo che ne regolano il funzionamento. La conoscenza dei principi e dei meccanismi fisiologici del sistema è indispensabile per la correzione delle variazioni patologiche dello stesso e per il suo adeguamento a tali trasformazioni. In altre parole, il corretto funzionamento di qualsiasi sistema complesso rappresenta la fisiologia del sistema; le sue variazioni, la fisiopatologia del sistema stesso.
   A fronte di una maggiore complessità del sistema, più sollecito e calibrato dev’essere l’intervento finalizzato a correggerne la fisiopatologia.
  La risposta quindi all’interrogativo del primo punto è positiva. Il termine di “fisiopatologia”, a buon diritto, può essere traslato, anche nel campo delle scienze in generale ed in quello delle scienze antropologiche e sociali in particolare.

Per quanto concerne il secondo punto,

2-Carattere della società contemporanea.

   Proprio quest’anno ricorre il trentesimo anniversario dalla data di pubblicazione del saggio “La condition postmoderne”, pubblicato a Parigi, nel 1979 da Jean François Lyotard, per i tipi di Minuit. 
  Lyotard, nato a Versailles nel 1924, dopo essersi dedicato all’insegnamento della filosofia negli istituti superiori ed aver conseguito una seconda laurea in lettere nel 1971, è stato chiamato ad insegnare filosofia alla Sorbona, a Nanterre, all'Università di Paris VIII Vincennes, Saint-Denis, dedicandosi anche alla ricerca presso il “Centre National pour la Recherche Scientifique”. Successivamente si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha continuato le sue attività.
  Il suo saggio sulla condizione postmoderna, al quale arrideranno grande fortuna e molti consensi, introduce, per la prima volta, il concetto estremamente interessante di post-moderno e la nozione originale di resistenza
  Con il primo, egli intende sottolineare una nuova condizione culturale determinatasi in seguito alle grandi trasformazioni subite, nel volgere di pochi decenni, dalle ultra millenarie convenzioni che, seppur attraverso vivaci dialettiche, avevano dettato, da Democrito in poi, le regole originarie della filosofia e della scienza. Nel corso del XIX secolo, nuove scoperte ed originali acquisizioni scientifiche mettono in crisi il tradizionale modello meccanicistico della natura e la stessa speculazione filosofica che viene a costituire un nuovo ed intrigante banco di prova per matematici e fisici.  
   Ricorrendo alle parole di Arthur Koestler si può dire che “Il progresso della scienza è disseminato, come un antico sentiero nel deserto, di scheletri disfatti e di teorie abbandonate, che un tempo sembravano possedere vita eterna”.  
  Fin dalla metà del XIX secolo e per tutto il XX, i progressi della scienza sono particolarmente significativi. Si dimostra l’esistenza delle geometrie non Euclidee: la geometria ellittica e quella iperbolica; viene formulata la teoria della relatività ristretta prima, quindi quella della relatività generale, fondata sul principio di equivalenza, con la quale si dimostra che l’accelerazione non è distinguibile dagli effetti di un campo gravitazionale e che la massa inerziale è uguale alla massa gravitazionale; la meccanica quantistica si sostituisce alla meccanica classica e da essa si distingue in quanto si limita ad esprimere soltanto la probabilità di ottenere un risultato. Stabilendo quindi una condizione di indeterminabilità della quale non è responsabile lo sperimentatore, bensì lo stesso sistema. E’ da questo assunto trarrà origine il “Principio di Indeterminazione” di Werner Heisenberg, che gli varrà il premio Nobel.  
  Tutte queste scoperte sono frutto di un nuovo approccio scientifico, di un nuovo metodo di studio dei fenomeni naturali normali e patologici fondato sull’osservazione delle funzioni caratteristiche dei sistemi e sulla misurazione di tali funzioni in condizioni diverse, che prima di allora non poteva avvenire per la mancanza degli strumenti e delle apparecchiature che ora, invece sono sempre più ricchi, sofisticati, disponibili.  
  Tali scoperte trasformano profondamente la società; all’interno di essa le nuove tecnologie assumono un ruolo sempre più centrale: dalla fine dagli anni cinquanta, sino ai giorni nostri, il loro ruolo, ed in particolare quello dell’informatica,viene straordinariamente enfatizzato, aprendo la strada ad una nuova mentalità nella quale il sapere diviene l’artefice di tecnologie sempre più sofisticate, una merce ambita, che dovrà essere diffusamente conosciuta e venduta sostenendo il mercato. Un processo che implica il coinvolgimento anche delle articolate strutture della comunicazione e dei mass-media con tutte le implicazioni economiche, politiche e sociali conseguenti.  
  In filosofia, il termine post-moderno designa proprio questo: lo sviluppo tecnologico e scientifico che ha ricadute immediate sulle abitudini di vita e sulle coscienze, che imparano a volgere lo sguardo intorno alla scoperta della funzionalità del “Sistema”.  
 Spesso non si osserva alcuna differenza tra il sistema produttivo e quello creativo: Lyotard pone l’accento anche su tale importante aspetto del condizionamento sociale ed umano: l’industria è un sistema e produce automobili, aeroplani, missili interstellari.  
  L’uomo però è in grado di produrre ben altro: letteratura, poesia, cinema, arte, musica e qualsiasi altra espressione della libera creatività dell’uomo non può soggiacere a tale sistema, al quale deve invece opporre un’azione di resistenza.   
  Di fatto, però il sistema interagisce anche con esse, che per continuare ad esistere devono dimostrare un certo grado di produttività, se non altro quello capace di autoalimentarle e di perfezionarle. 
   Il sistema non riesce ad esimersi dal suo innato carattere invasivo e condizionante. Oggi, tale carattere, insieme con le logiche della produttività è ormai penetrato anche nei laboratori, nelle redazioni, negli ospedali, nelle sale di lettura.  
   Può essere qui opportuno ricordare, anche per la attualità del tema, le perplessità manifestate da Joseph Civetta nel suo trattato “Critical Care” del 1993, sulla validità del testamento biologico, in vigore già allora negli Stati Uniti, per tutti i pazienti ricoverati nelle I.C.U.. Perplessità quanto mai attuali ed ancora oggi al centro di un ricco e quanto mai controverso dibattito all’interno della Società di Terapia Intensiva, in U.S.A.. 
   Per altro verso è necessaria anche una profonda consapevolezza dell’elemento umano che costituisce la società in cui noi tutti viviamo.
  Una società formata dagli uomini ai quali già da tempo è stata restituita la matrice originaria della coscienza, ed il carattere distintivo di un patrimonio genetico innegabile e non spendibile. Una società che comprende l’uomo, cui è stata restituita la dimensione immateriale, quella che Freud definisce “la provincia più remota della sua coscienza.” Ed è proprio essa che attende dalla società risposte esaurienti per i suoi bisogni materiali ed immateriali. Il suo inconscio soggettivo è pronto ad emergere prepotentemente ed istintivamente alla ricerca di un appagamento che non costituisce soltanto una risposta soggettiva, ma rappresenta un soddisfacimento singolare per le istanze dell’inconscio collettivo. 
  E’ questo il carattere distintivo di un percorso plurimillenario di crescita della coscienza che non può più essere sottovalutato, tanto meno ignorato nel contesto della globalizzazione, allo scopo di evitare l’affermazione di radicalismi ideologici difficilmente gestibili.
  Ogni gruppo etno-antropologico del mondo globale è contrassegnato da infrastrutture inconscie segnate dal tempo, dalla cultura, dalla religione. E in tutte le condizioni di convivenza multietnica è indispensabile assicurare ad esse le più ampie libertà di coscienza, di cultura e di religione. 

3-Riguardo al terzo punto va rimarcato che: 

  La società contemporanea è, per definizione, la società delle tecnologie e della scienza, essa costituisce un sistema particolarmente complesso, molto ostico da amministrare: ad essa non possono essere richiesti arretramenti dalle conquiste conseguite. Nella competizione globale, ogni ripensamento equivarrebbe ad una resa, rispetto alle aree economiche e geografiche più forti, con conseguenti incalcolabili danni per tutte le componenti sociali. 

Considerazioni conclusive. 

   I percorsi della scienza, in ogni campo, debbono mostrare orizzonti liberi da considerazioni ideologiche e religiose, debbono comunque soddisfare le aspirazioni della società e condizionarne l’ulteriore evoluzione. 
   Il motore economico della ricerca necessita di un governo e la rincorsa al consumismo sregolato va stemperata dall’esigenza di stabilire le priorità in grado di soddisfare primariamente il bisogno dell’uomo.
   Questo obiettivo dev’essere raggiunto mediante la formulazione di nuove regole condivise.
   I disastri determinati dalle politiche indirizzate prevalentemente all’arricchimento ed alla moltiplicazione inconsulta delle risorse finanziarie sono sotto i nostri occhi.
   Allora, come ampiamente auspicato per l’economia, anche per la scienza bisogna stabilire regole decisionali e comportamentali, capaci di far emergere e privilegiare le reali capacità intellettuali dell’uomo, indirizzandole innanzi tutto agli interessi dell’umanità.
   Difficilmente ciò potrà avvenire senza la piena condivisione da parte dei potenti della Terra dell’antica nozione del “bene comune”.
   Un concetto che si riscontra già nell’Etica Nicomachea” di Aristotele ed impone all’uomo comportamenti indirizzati al raggiungimento di un fine ideale, quello appunto definito come “bene comune”. Un’ “etica del fine” che si contrappone naturalmente all’etica del movente: ad una concezione edonistica, relativistica e soggettiva della morale. Una morale che già nel V secolo a.C., la dialettica retorica condensava nelle parole di Prodico “se vuoi ottenere favori dagli Dei, sii rispettoso con essi, adorali e reca loro i tuoi doni…”.
   Gli Dei d’oggi sono rappresentati dai potentati e dalle lobbies, in tutte le latitudini.
   Nella società attuale, il motore di ricerca per cogliere la misura etica della scienza passa per i vasti campi della conoscenza, della solidarietà, della libertà, abbandonando definitivamente le ormai trite vie del soggettivismo, del libertarismo, del permissivismo, dell’autoreferenzialismo.
   Una coscienza consapevole, una nuova misura etica della scienza e della comunicazione, rappresentano il punto d’arrivo di un percorso non sempre agevole, ma corretto perché convalidato dal metodo fisiopatologico, applicato all’analisi delle funzioni dei sistemi complessi.

 

3-LA MISURA ETICA DELLA SCIENZA, OGGI
II
Giuseppe Di Gesù
giuseppedigesu@gmail.com

 

   Nicola Abbagnano in “Questa pazza filosofia” del 1979 scriveva: “La vita morale è certo oggi il campo che appare più investito dal vento della follia”. 
   Infatti il tema dell’etica costituisce, per sua stessa natura, un argomento assai controverso e di non agevole trattazione per tutta una serie di motivazioni di ordine culturale, storico ed antropologico. Tuttavia, proprio per questi motivi, volgere l’attenzione ad una materia come questa appare più che doveroso ed opportuno.
  Nelle vicende d’ogni giorno, sono sotto i nostri occhi le conseguenze di azioni, comportamenti, determinazioni, che stridono sensibilmente con le diffuse attese ed il comune senso d’intendere l’alternarsi delle vicende umane nei diversi ambiti della nostra esistenza: in politica, nel sociale, nell’area dell’economia e della finanza, nel campo delle scienze. Eppure, difficilmente se ne esternano le cause reali, anche se, proprio tali conseguenze costituiscono il focus di conversazione e di critica principale nei media più diffusi e nei molteplici e diuturni incontri dei network televisivi.
   E’ come se una certa ritrosia, una falsa pudicizia, probabilmente una grande ipocrisia, impedisse entrare nel vivo delle problematiche poste, allo scopo di rendere manifeste al grande pubblico le reali motivazioni che generano questo stato di cose.
   Da sempre, nel bene e nel male, le azioni umane hanno rappresentato un tema meritevole della riflessione più profonda e di grande interesse da parte dei più grandi pensatori che con la loro opera hanno costruito uno dei capitoli più interessanti e più intriganti del pensiero filosofico: la filosofia morale. Una “teoria della pratica”, come la definisce Rosmini, capace d’indicare all’uomo non come egli è, ma come egli deve essere.
   Eppure, oggi, proprio questa dottrina, l’etica, non sembra più essere in grado di fornire motivazioni valide per la sua stessa esistenza. Innanzi tutto perché non esiste più la visione di un’etica condivisa e condivisibile; poi per il crollo delle certezze e delle ideologie; infine per le molteplici scoperte tecnologiche che hanno permesso all’uomo d’intervenire non solo sulle realtà naturali, ma finanche sulla stessa struttura psichica e biologica degli esseri viventi.
  D’altra parte, nella realtà culturale d’oggi appare più che mai appropriato solleci-tare, in tutti noi, una profonda riflessione sulle problematiche emergenti dai nuovi e, fino a poco tempo fa impensabili, rapporti che si sono venuti a determinare, in così poco tempo, tra società civile e mondo globale. Rapporti che comportano un ineludibile confronto, spesso sincronico, tra realtà antropologiche afferenti a mondi diversi, assai disomogenei sia dal punto di vista culturale che ideologico e sociale.
    Per questi motivi e con l’intento di giungere ad un possibile chiarimento di tutte queste nuove e complesse problematiche, è necessario un tentativo diretto a fare, se possibile, chiarezza per uscire dalle numerose ambiguità all’interno delle quali si articolano posizioni non sempre trasparenti, spesso anzi rappresentate da conflitti di interesse, strutturate su valutazioni di tipo economico finanziario, sorrette da collusioni politico-istituzionali in grado di elidere in partenza le motivazioni più profonde di un interesse almeno sovra-personale, se non collettivo.
    Innumerevoli gruppi di pressione svolgono il loro strapotere indirizzando, in ogni campo ed in tutte le aree geografiche, le determinazioni politiche ed economiche dei centri decisionali dell’amministrazione della cosa pubblica condizionando, di conseguenza, anche i risvolti sociali delle azioni di governo. I soggetti istituzionali e sociali, per altro verso, non sempre assumono comportamenti adeguati ai diversi ruoli esercitati, spesso anzi si adeguano alle opportunità loro offerte, consolidando le loro posizioni e trascurando i valori che dovrebbero indirizzare le loro azioni. Nulla di nuovo sotto il sole: discrasie umane da sempre presenti nella società, che fin dagli albori del pensiero occidentale hanno sollecitato riflessioni ed ammonimenti sui comportamenti umani.
   Il comportamento dell’uomo costituisce quello che gli antichi greci definivano “^2;θος” oggi etica. Ma possiamo affermare che esiste una misura dei comportamenti umani ? una misura etica ? E’ chiaro che il termine “misura” assume, in questo caso, valore qualitativo e non si può intendere in senso quantitativo, se non a determinate condizioni.
   Ed ancora, nel senso definito, può esistere un’etica specifica? I comportamenti umani vanno indirizzati e giudicati nel loro complesso. Le formulazione di etiche specifiche, oggi quanto mai in voga, non avrebbero motivo di esistere in un quadro normativo globale, che dovrebbe invece articolarsi nelle diverse branche, alla luce di un disegno unitario.
  Ecco perché, anche se il titolo di questa conversazione è indirizzato agli aspetti scientifici della morale, non si può fare a meno di scorrere, in un lungo viaggio a ritroso, gli aspetti generali delle problematiche correlate con i comportamenti umani, nell’intento di ricostruire gli elementi portanti di un ragionamento teso a superare le divergenze, le problematiche e le diatribe esistenti in questo campo.
   Per tale motivo ripercorreremo le tappe di questo viaggio, nel corso del quale vanno individuati alcuni momenti che, per la loro rilevanza, ne hanno caratterizzato gli aspetti fondamentali.

 
L’introduzione della nozione di bene

 

L’introduzione della nozione di valore
Problematiche presenti nell’accettazione della nozione di valore
Positivismo logico-etica come scienza
Maestri del sospetto
Rinascita dell’etica
Etica applicata 

   Nella cultura occidentale, la locuzione “bene comune”, ha pervaso, per molti secoli, nel pensiero dei più grandi filosofi alla ricerca di una soluzione condivisibile per le problematiche correlate con i comportamenti umani; dalle loro intenzioni, traspare il grande interesse e l’intensa partecipazione alla costruzione di una nuova dottrina, nel nome di un interesse reale per l’uomo, la società, la cultura.
   Il “bene” costituisce l’ideale dell’uomo e della società; al conseguimento del bene dev’essere indirizzata l’azione dell’uomo.
   Ma la concezione di “bene” può essere intesa in senso oggettivo ed in senso soggettivo: nel primo caso rappresenta il principio di “bene comune come fine”, nel secondo caso il principio di “bene come motivazione dell’azione morale”. 

BENE
Nozione bene comune come fine
Nozione di bene come ideale di perfezione
Il bene è la felicità 

PlatoneRepubblica: sottolinea il valore ideale cui debbono mirare le azioni  Etica delle virtù, che sono funzioni dell’anima, suddivisa in parti come lo Stato: la maggiore delle virtù è la giustizia Il bene è una virtù. E poiché deriva dal mondo delle idee è intelligenza e piacere.                   Filebo: L’etica definisce il bene come forma mista di intelligenza e piacere. La proporzione esistente tra ragione e piacere misura l’entità del  bene. 
Aristotele, Il fine della condotta umana deriva dalla natura razionale dell’uomo. Nella sua attuazione l’etica determina le virtù che costituiscono le Condizioni della felicità.  
Stoici, Vivere secondo ragione. Le regole dei comportamenti umani, e quindi dell’etica, derivano dalla natura razionale e perfetta della realtà.
Neoplatonici, Plotino, La natura razionale obbedisce al fine spirituale, quello che comporta il Ritorno dell’uno all’eone. il bene viene raggiunto dall’uomo nel momento in cui egli riesce a riunirsi con il grande uno spirituale dal quale è emanato. Tutta la sua vita dev’essere indirizzata a questo fine: il ricongiungimento con l’Eone. 
Filosofia medioevale, Esiste soltanto un’idea del bene: questa idea s’identifica con l'Essere supremo che rappresenta l’idealità stessa del bene. In tal senso  Per S. Tommaso è Dio il fine ultimo al quale l’uomo deve tendere: tutte le norme morali si fondano sul comandamento divino, dal quale proviene la dottrina della felicità e della virtù. 
Neoplatonici di Cambridge, dopo circa cinque secoli, sostengono che le idee morali sono innate nell’uomo. 

IN SEGUITO TUTTA LA FILOSOFIA ROMANTICA RADICALIZZA QUESTA CONCEZIONE 

Fichte, La dottrina morale si deduce dall’autodeterminazione dell’io in un Continuo e progressivo processo di adeguamento dell’io empirico all’io  infinito. Per la finalità di liberazione dell’io empirico dai suoi limiti. 
Heghel, Il fine della condotta umana è lo Stato. Filosofia del diritto. Lo Stato rappresenta la totalità di Dio che si realizza nel mondo. Il bene è l’essenza della volontà che liberamente viene attualizzata dalle azioni e dai comportamenti dell’uomo.
Rosmini,    Identifica l’etica in una teoria della pratica: il bene si identifica con l’essere. Con lo spirito. Con la coscienza.
Green,   Dio è coscienza infinita, l’etica è ricerca della coscienza infinita. Dio è ab aeterno, è il bene supremo, il fine ultimo, l’oggetto della buona volontà. 
Croce, La storia è lo Spirito del mondo; l’etica è la ricerca di esso. Volere il bene è volere lo spirito infinito ed universale che è anche la libertà e la realtà. 
Bergson,        a)-morale chiusa    si identifica con l’istinto di conservazione presente nella società che, con la sua attività razionale, crea le abitudini morali.
              b)-morale aperta    dei profeti, dei mistici, dei santi. E’ una morale in movimento, fondata sull’istinto, sulle emozioni, sull’entusiasmo, sul rinnovamento.

BENE
NOZIONE DI BENE COME MOVENTE  

Prodico,  formula la sua morale in proposizioni ipotetiche. “Se vuoi che gli dei ti siano benevoli, devi venerare gli dei. Se vuoi essere amato dagli amici devi beneficare gli amici. Se desideri essere onorato dalla città, devi essere utile alla città. Se aspiri ad essere ammirato da tutta la Grecia, devi sforzarti di far bene alla Grecia. Etica del ritorno.   
Aristippo,   Soltanto il piacere è desiderato per sé stesso. Il piacere è il movente delle azioni dell’uomo che fugge invece dal dolore. 
Epicuro,  La vita dell’uomo viene vissuta all’interno di due sensazioni: il piacere ed il dolore. Tutte le azioni degli uomini sono dirette al raggiungimento del piacere ed alla fuga dal dolore.   

Questo modo d’intendere la condotta morale, che viene escluso da tutta la filosofia del medioevo, si ripresenta con l’Umanesimo ed il Rinascimento.   

Valla,        De Voluptate: il piacere è l’unico fine dell’attività umana. La virtù consiste nella scelta del piacere.  
Telesio,   Desiderio di conservazione della specie  (e della natura).  
Hobbes,  Il primo dei beni dell’uomo è la conservazione. La natura ha provveduto perché tutti gli uomini desiderino il proprio bene. E’ per questo che l’uomo desidera la vita, la salute, la sicurezza.  
Spinoza,  La ragione non può andare e non va contro natura. Essa richiede che ognuno ami sé stesso, cerchi l’utile e desideri tutto ciò che può portare l’uomo alla perfezione. 
Locke,      Dio ha legato la virtù alla pubblica felicità. Per ognuno che osserva le virtù, giungeranno vantaggi. 
Leibinitz,  Seguire la gioia ed evitare la tristezza più per istinto che per razionalità.

 

SCUOLA INGLESE
CONTRASTO TRA ETICA DEL FINE ED ETICA DEL MOVENTE

 Hume,     Il contrasto esiste quando si voglia riportare l’etica alla ragione o al sentimento. Ragione e sentimento entrano entrambi nel governo della morale. Fondamentale in tal senso è il sentimento di umanità. Esso è il principale movente della condotta umana. 
A. Smith,    Condivide questa visione dell’etica, solo che chiama il sentimento di umanità, simpatia. 
Kant,          Il concetto di bene e di male non dev’essere determinato prima della legge morale, ma soltanto dopo di essa e per mezzo di essa. La legge morale è un fatto perché non è deducibile da dati precedenti, essa s’impone per sé stessa sic volo sic iubeo.In questo modo si garantisce la categoricità della norma morale. L’imperativo morale kantiano impone di trattare l’umanità, nella propria persona che in quella altrui, sempre come fine e mai solo come mezzo. Senso di umanità e senso morale; alle critiche si risponde che si tratta di Etica Della Condotta.

Questo modo d’intendere in maniera soggettiva il concetto di bene, indusse a sostituirlo con il concetto di valore.

 

 PREROGATIVE DEL CONCETTO DI VALORE

 -Oggettività
-Semplicità
-Necessità
 

Scheler, I valori sono precedenti sia al fine che agli scopi. Anche le preferenze, ossia la gerarchia dei valori sono precedenti: si fondano sull’intuizione emotiva. 
Hartmann, Esiste un segno dei valori sussistenti in sé stessi. Un autentico mondo intelligibile, una sfera etica effettivamente esistente. Al di là della realtà e della coscienza.

PROBLEMATICITA’ DEL CONCETTO DI VALORE
POSITIVISMO LOGICO - ETICA COME SCIENZA
 

-Emotivismo, I processi morali non hanno matrice conoscitiva o razionale, ma pratica ed emotiva. Alla base di questa concezione stanno le teorie del primo 
Wittgestein, primo teorico dell’emotivismo: l’etica non può essere formulata.
Helvetius, Bentham, J.Mills-J.S.Mills, Spencer, Comte …      
Schlick,               quando raccomando un’azione a qualcuno è perché la desidero 
Carnap,               le proposizioni dell’etica non hanno contenuto logico, sono espressioni di sentimenti destinati a suscitare altri sentimenti  Russell,               etc…
                            Queste tesi sono state difese, propugnate, diffuse da
Ayer,                  Poichè l’etica non è riconducibile ad un insieme di asserzioni
                            empiriche è cognitivamente priva di significato. Non ricadono
                            sotto la categoria del vero e del falso.
 

-Divisionismo,   La ragione non ha alcuna competenza sui fini e sui comportamenti. Esiste un vocabolario descrittivo per le scienze empiriche ed uno prescrittivo per le scienze pratiche. Si può auspicare un supera mento della dicotomia fra conoscere ed agire. (Sociologia avalutativa di Weber).  

-Metaetica,         Discorso sui discorsi etici. E’ questa l’unica filosofia morale. 

 

MAESTRI DEL SOSPETTO

Falsità della coscienza

Riprendendo il dubbio cartesiano che interessa non soltanto la cosa,
ma anche la coscienza
 

Nietzsche

Gli ideali morali sono maschere della volontà di potenza. 

Freud

Gli ideali morali sono sublimazioni di meccanismi pulsionali 

Marx

Gli ideali morali sono sovrastrutture del bisogno economico 

Ai Maestri del sospetto, e all’affermazione di Nietzsche “l’ultima forma di Dio, la morale, deve sparire, si oppone la 

RINASCITA DELL’ETICA

-L’etica non è riducibile ad una proiezione di impulsi o di interessi: essa rappresenta un gioco che va in ogni caso giocato, pena la sopravvivenza stessa dell’umanità
-L’etica filosofica ha senso soltanto quando è in grado di affrontare i problemi pratici della gente.
-Compito dell’etica deve essere quello di guidare la vita pratica.
 

RIABILITAZIONE DELLA FILOSOFIA PRATICA 

Leo Strauss e Eric Vogelin 

Il divisionismo etico è una chiara conseguenza dello scientismo moderno e ha fatto sorgere il bisogno di una filosofia pratica, che non si limiti all’analisi dei fatti ed a stabilirne le leggi costanti che li regolano. Essa deve essere in grado di giudicare la realtà esistente in termini di bene e di male; di giusto ed ingiusto. 

Oggi vengono offerti diversi modelli teorici 

Levinas

Etica come filosofia prima: la moralità delle azioni si identifica con l’apertura all’altro, mettendo in crisi la sua soggettività egoistica ed autocentrica. 

Neoaristotelismo(Arendt, Gadamer, Ritter, …)

Affferma la separazione della praxis dalla theoria e dalla poiesis e fa del baricentro della morale l’esercizio della virtù. La morale vive all’interno delle consuetudini. 

Postkantismo (Apel, Habermas)

Strutture universali che costituiscono regole logiche per un governo democratico della società. 

Neocontrattualismo egualitario e proceduralista(Rawls)

Indica la giustizia come equità. Non ci si deve chiedere cosa conviene fare? Ma che cosa è giusto dover fare: con il fine di realizzare una società ben orinata, fondata su giustizia e libertà. 

Neoutilitarismo (Hare, Harsany, …)

Indica nozioni variamente elaborate di Utilità sociale. 

Comunitarismo (Mac Intyre, Sandel, Tylor, …)

La morale è intrinseca all’ethos dei popoli, le trame di vita delle comunità storiche. 

Responsabilità (Jonas)

Insiste sul principio di responsabilità nei confronti delle generazioni future per cui: la salvaguardia dell’ambiente, che costituisce l’imperativo categorico dell’umanità. ambiente e generazioni future. 

Postmodernismo (Vattimo, Rorty)

Insiste in un’etica dell’interpretazione, della solidarietà, della carità. Consona al venir meno delle strutture autoritarie ed assolutistiche della tradizione metafisica. 

CONCLUSIONI

   Per concludere, le innumerevoli problematiche fin qui rappresentate non possono distrarre dell’esigenza di tracciare le linee generali di un disegno unitario mirante a sollecitare una valorizzazione dell’etica che va considerata come storia dell’uomo e dell’intera umanità. 
  La diatriba sul valore scientifico o meno della morale appare un esercizio più o meno articolato dell’attività intellettuale dell’uomo, sostenerla e condividerla non solo non è proficuo, ma serve ad allontanare ancor più dai veri problemi inerenti i comportamenti umani.
   L’uomo non è solo intelletto, in esso, nello schema genetico che lo sostiene, sono insiti anche i caratteri della sua personalità e del suo voler essere.  
   E’ dal profondo del suo inconscio che emerge con forza una richiesta di senso morale, cioè del suo dover essere; così come la stessa domanda emerge dall’inconscio collettivo, in tutta libertà e senza condizionamenti di sorta.
   E’ un bisogno umano soggettivo e collettivo, che non può essere ignorato o interpretato in chiave simbolica: esso va accettato e soddisfatto, salvaguardando l’interesse superiore di ognuno.
   Da qui la ricerca di una scala di valori correlati con gli aspetti fondamentali della preservazione della natura, dell’uomo, dell’umanità. 
  In una visione sincretistica delle numerose teorie proposte, un giudizio obiettivo non può fare a meno di sottolineare come esistano aspetti condivisibili in ognuna di esse: tuttavia qualsiasi formulazione di una dottrina morale non può prescindere dalla sua funzione prescrittiva e di indirizzo.
  Infine, come i codici della scienza non possono in alcun modo condizionare il discorso etico, così l’etica non può fermare il processo scientifico, almeno fino a quando quest’ultimo non diventi irresponsabile e pregiudizievole per la sopravvivenza della natura e della stessa umanità.
  La scienza quindi deve proseguire il suo cammino in funzione di un miglioramento delle condizioni naturali della vita e dell’esistenza, tenendo presente sempre la centralità dell’uomo in tutte le sue componenti, sia quella biologica che quella psichica, interpretando correttamente regole e meccanismi della natura, alla luce delle nuove scoperte ed acquisizioni.Protagora, Rispetto reciproco e giustizia sono le uniche condizioni che possono consentire la sopravvivenza. Anche lui sostiene che l’uomo deve sottostare alle leggi in funzione di un ritorno. Il movente delle sue azioni può essere identificato anche nel bisogno di sopravvivenza. 

ACCADEMIA NAZIONALE DI SCIENZE LETTERE ED ARTI, 24 ottobre 2013.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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