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 IBN ABU; USAYBI`AH 

INFORMAZIONI ESSENZIALI SULLE CLASSI DEI MEDICI

Un appassionante affresco sull'approccio intellettuale islamico alla cultura greca classica e del mondo culturale e sociale islamico
dai suoi albori al VII secolo illustrato 
attraverso biografie, aneddoti e storia delle più famose personalità mediche dell'epoca. 

Traduzione: Prof. Giuseppe Di Gesù
  
 
 

Traduzione dei manoscritti dall'arabo in inglese del Dr. L. Kopf
con annotazioni parziali del Dr. M. Plessner.
Istituto di Studi Asiatici e Africani,
Università Ebraica, Gerusalemme, Israele.
Tradotto per la National Library of Medicine, Bethesda, Maryland,
nell'ambito di un Progetto 
 straordinario stipulato sotto l'egida della
National Science Foundationcon il Programma d'Israele per le
Traduzioni scientifiche.Gerusalemme, Israele, 1971

IBN ABN02; UM78;AYBI`AH

INFORMAZIONI ESSENZIALI SULLE CLASSI DEI MEDICI
Un appassionante affresco sull'approccio intellettuale islamico alla cultura greca
classica e del mondo culturale e sociale islamico dai suoi albori al VII secolo
illustrato attraverso biografie, aneddoti e storia delle più famose personalità mediche dell'epoca.

Traduzione
Giuseppe Di Gesù

 VOLUME I, II, III
  

 

PAGINE ESTRATTE DAL TESTO

PRESENTAZIONE DEL MANOSCRITTO E DELLA TRADUZIONE IN INGLESE DA PARTE DI ROGER PEARSE

Il manoscritto del quale qui si presenta la traduzione in italiano è stato scaricato dal sito internet http://www.tertullian.org/ dove è stato postato da Roger Pearse che, di fatto, può essere considerato colui che l'ha scoperto. Qui, di seguito, si riporta la narrazione degli eventi che gli hanno consentito di entrare in possesso del manoscritto così come da lui stesso descritti:

* * *

"Nel 2011, nel corso di una ricerca sul web, mi sono reso conto dell'esistenza di un prodotto letterario misterioso, in 4 volumi, presso la Biblioteca Nazionale degli Stati Uniti di Medicina. Alcune indagini hanno ri-velato che si trattava, molto probabilmente, di una traduzione completa di Ibn Abi Usaybi'ah. Tuttavia, non era possibile esserne sicuri, senza poterlo esaminare. Ho così intrapreso il grande passo ed ho chiesto alla biblioteca, via e-mail, se potessi acquistare una copia del dattiloscritto.
Purtroppo, nonostante alcuni mesi di corrispondenza vana, non sono riuscito a ottenerne copia. Per fortuna, un collega blogger, Douglas Galbi di purplemotes.net, - un blog scientifico, - si è interessato al mano-scritto, dopo averne letto alcune notizie nel mio blog.
Si è recato personalmente alla biblioteca per proprio conto, ed ha potuto fotografare l'intero manoscritto con una fotocamera digitale. Poi mi ha contattato per confermare che si trattava effettivamente di una tra-duzione completa. In più, su mia richiesta, mi ha molto gentilmente spedito un DVD contenente i microfilm, in modo da poterli metterli on-line con un software OCR. Esprimo a lui il mio sincero ringraziamento per la sua generosità, per il suo senso civico, per il suo tatto e per avermi evitato il duro lavoro di copiatura di tante pagine. Ha anche compilato alcuni post del blog su tale lavoro.
Il frontespizio indica che la traduzione del manoscritto è stata fatta a spese del governo degli Stati Uniti da "L. Kopf", che è senza dubbio l'orientalista Lothar Kopf, capo del dipartimento orientale della Biblioteca dell'Università di Gerusalemme, scomparso nel 1964. Trattandosi di una commis-sione governativa degli Stati Uniti, questa traduzione è di dominio pubblico. Un altro inedito della biblioteca è una traduzione del libro di Medicina di Asaf, il medico, il più antico testo medico ebraico, compiuta nello stesso periodo, nell'ambito dello stesso programma da Sussman Muntner e Fred Rosner, anche se si tratta di un'opera estra-nea all'area d'interesse di questa collezione.
Sarebbe interessante conoscere perché il governo degli Stati Uniti ha commissionato queste traduzioni e se ne sono state fatte altre. Desidero ringraziare la U.S. National Library of Medicine per la conservazione di queste opere interessanti e, soprattutto, per rendere le informazioni su di esse accessibili via web.
Il dattiloscritto di Ibn Abi Usaybi'a comprende 946 pagine, anche se sono omessi numerosi componimenti poetici citati nell'opera da parte dell'autore. Inoltre, sono stati aggiunte circa 62 pagine di appunti in un tempo successivo da M. Plessner, a Gerusalemme, che sembra aver digitato le "pagine titolo", che portano la data 1971. Si può presumere che la traduzione sia rimasta in qualche ufficio a Gerusalemme e che, dopo la morte e di Kopf, sia stata inviata alla libreria Plessner. L'accesso al dattiloscritto nella biblioteca è iniziato nel 1971; l'opera sembra essere rimasta sconosciuta agli studiosi fin d'allora. Oggi viene messa on-line per la prima volta. Spero che ciò possa promuovere l'interesse per questo lavoro rimasto immeritatamente oscuro".
"Il testo dattiloscritto include overscores (ad esempio Ab$3; piuttosto che Abu), ed anche i punti sub-lineari su t, s ed a volte altre lettere. Le overscores sono state mantenute, ma i punti sub-lineari sono stati quasi sempre ignorati. Mentre questi ultimi sono importanti nella trascrizione araba, non fanno parte di una normale traduzione in inglese e lo sforzo di includerli sarebbe eccessivo. In alcuni casi il dattiloscritto, restan-do immodificato, non include overscores, mentre altrove le include. Alcuni errori di battitura, quando erano particolarmente evidenti ed incontrovertibili, sono stati corretti senza darne nota".
Roger Pearse
Ipswich
20th December, 2011


BREVI NOTE BIOGRAFICHE SULL'AUTORE DEL MANOSCRITTO

Ibn-Abu-Usaibi-ah


Ibn-Abu-Usaibi-ah, Muwaffaq al-Dīn Abu; al-'Abbās AM17;mad Ibn Al-Qāsim Ibn Khalīfa al-Khazrajī, originario della tribù dei Banu Khazraj di medina, nacque a Damasco nel 1194 d.C. (590 E.), dove il padre eser-citava la professione di oculista. I pochi dettagli pervenutici della sua vita sono tratti dalle sue opere o dalle brevi citazioni riportate su di lui dai lavori di AA. suoi contemporanei.
Compì gli studi di medicina nella sua città natale, Damasco, seguito dallo zio Abu; al-Hasan Alī ibn Khalīfa ibn Yunus ibn Abu al-Qāsim ibn Khalīfa, della tribù di Kazraj, della stirpe di Saīd ibn `Ibāda e dal padre, anche loro medici ed oculisti: lo zio ricopriva il ruolo di medico Capo presso l'Ospedale al-Nuri istituito dal sultano Nur al-Din b. Zanki. Dopo il trasferimento in Egitto, continuò gli studi nella città del Cairo. In segui-to, frequentò l’ospedale Nasiri di questa città, e proprio durante questo periodo venne seguito, in modo particolare, dai più importanti medici del posto e dal celebre Ibn al-Baithar, oltre che medico, botanico illustre. Nel 1233 ottenne la nomina presso lo stesso ospedale entrando così a far parte del personale sanitario, con l'incarico di svolgere anche lui l'at-tività di oculista.
Dopo appena un anno però si dimise e rientrò a Damasco, dove prese servizio presso l'Ospedale al-Nuri.
Nominato nel 1236 medico capo dall’Emiro `Izz al-Din Aidamur ibn` Abdallah, diresse l'Ospedale di Sarkhad, centro cittadino nei pressi di Bagdad.
Morì nel gennaio del 1270, all'età di quasi 70 anni.
Anche il padre e lo zio erano stati medici abbastanza noti e facevano parte di alcuni circoli professionali particolarmente celebrati.
Ibn-Abu-Usaibi Ah si legò strettamente con Abd'l Latif, un amico di famiglia.
Esistono due edizioni del suo grande compendio, la "Tabaqat al-atibba '" o "` Uyunu al-Anba fi Tabaquat al-Atibba "("Fonti di informazioni sulle Classi di medici "o" Informazioni essenziali sulle Classi di medici"). La prima è stata compilata nel 1241, la seconda, con alcune aggiunte, è stata curata da A. Müller nel 1884.

 


 
PAGINE STRATTE DAL TESTO DEL I VOLUME


INVOCAZIONE PRESENTAZIONE E DEDICA DELL'AUTORE


In nome di Allah il Misericordioso, il Compassionevole. Sia lode ad Allah che ha organizzato le nazioni in tutto il mondo e che farà rivivere i morti: creatore della vita ed artefice della guarigione: Colui che elargisce copiose grazie
agli eletti e minaccia do- lorosi castighi e sofferenze a coloro che trasgrediscono; Colui che con il Suo straordinario potere ha creato gli esseri umani dal nulla e che con i Suoi atti ineccepibili e con la sua grande saggezza, invia le
malattie e ne suggerisce i rimedi. Io fornisco  sin-cera testimonianza, assumendo la piena responsabilità delle mie parole, astenendomi da chiacchere fatue e dall’adulazione, che non esiste altro Dio se non Allah; affermo anche
che Maometto è il suo servo e messaggero, incaricato di diffondere la pa-rola di Dio mediante precetti densi di significati; che è stato inviato a tutti gli uomini, arabi e non arabi, per illuminare l’oscurità più profonda con lo splendore
della sua missione; che ha annientato gli altezzosi ed i malfattori con la spada dei suoi miracoli, che ha sconfitto ed eliminato la sciagura del politeismo semplicemente annunciando la profezia. Possa Allah benedirlo per sempre,
fin quando i fulmini baleneranno in cielo e la pioggia cadrà sulla terra, lui e la sua nobile ed onorevole famiglia, i suoi compagni, che hanno fatto della sua legge il loro scopo, le sue mogli, le madri dei fedeli, immuni da tutti
i peccati. Esaltiamolo ed onoriamolo.
Ebbene, poiché l'arte della medicina è una delle più nobili, la più considerevole, e la sua lode è celebrata nei testi divini e nei trattati di religione, la tradizionale conoscenza del corpo umano è stata assimilata alla tradizionale cono-
scenza della religione.
I sapienti hanno insegnato che le aspirazioni dell’uomo sono due: la beatitudine celeste ed il piacere dei sensi. Questi due obiettivi non possono essere da lui raggiunti, se non gode di buona salute, perché il piacere, che è di que-
sto mondo, e la beatitudine che auspichiamo in quello avvenire, possono essere raggiunti soltanto mantenendo una condizione di costante benessere e di vigore del corpo. Condizione, peraltro, raggiungibile soltanto grazie all'ar-
te della medicina, in grado di preservare la salute esistente e di ripristinarla quando perduta. Poiché quindi, l'arte della medicina occupa, in questo mondo, una posizione così importante ed è generalmente richiesta in ogni mo-
mento di ogni giorno, è giusto che ad essa sia rivolto il massimo inte-resse e che il desiderio di conoscere entrambe le sue regole, quelle della medicina generale e quelle delle sue specializzazioni, costituisca l’impegno più
costante e più serio. Sono pervenuti alla nostra attenzione resoconti interessanti di molte persone che si sono dedicate a quest’arte, dalla sua comparsa fino ai nostri giorni, ansiose di indagarne e studiarne le regole fondamentali;
tra di esse: alcune delle più grandi autorità ed i teorici più importanti ed esperti in questo campo, la cui eccellenza, il cui alto livello ed i cui meriti sono dimostrati sia da informazioni pervenute attraverso canali diversi, che mediante
i loro scritti. Tuttavia, non ho trovato nessuno dei Maestri di quest’arte o di coloro che seriamente si sono dedicati allo studio ed all’esercizio di essa, che abbia compilato un testo contenente il resoconto continuativo delle diverse
generazioni di medici e delle circostanze della loro vita.
Ho quindi deciso di descrivere, in questo volume, i dettagli più interessanti ed essenziali delle diverse categorie di medici celebri, antichi e moderni, e delle loro generazioni successive. Espongo, inoltre, esempi delle loro massime,
delle loro storie, di aneddoti riferiti su di loro e sulle loro diatribe; cito i titoli di alcune delle loro opere, in modo che il lettore possa trarre le proprie conclusioni sia in merito alle loro profonde conoscenze con le quali Allah li ha contrad-
distinti, che riguardo all'eccellente talento ed all’intelligenza di cui li ha dotati. Nei loro confronti, anche se hanno vissuto molto tempo fa ed in epoche diverse, abbiamo contratto un debito - come l’allievo lo contrae con il maestro o un
destinatario di favori con il proprio benefattore - per il conforto offerto e per i doni provenienti dalla conoscenza di quest’arte che hanno riversato e profuso nei loro scritti. Segnalo anche alcuni sapienti e filosofi, che hanno studiato e
praticato la medicina, fornendo numerose notizie sulle loro vite, sulle loro caratte-ristiche personali più interessanti e sui titoli delle loro opere. Ad ognuno di essi assegno il posto a lui più consono, in considerazione della sua gene-
razione e della sua categoria di appartenenza.
I filosofi, i matematici e gli studenti di altre discipline scientifiche saranno oggetto di una mia ulteriore esauriente descrizione, se Allah l'Eccelso me lo concederà, nel volume "Personalità di Spicco tra le Nazioni e Relazioni sui Maestri
di Saggezza".
Per quanto concerne il presente lavoro, in base all'idea concepita nel momento in cui ho deciso d’iniziare la mia fatica, l’ho diviso in quindici capitoli e l’ho intitolato "Informazioni Essenziali Sulle Classi dei Medici." Con esso, intendo
portare un contributo alla biblioteca del mio signore e padrone, il Visir dotto e giusto, il Capo compiuto, il Signore dei Visir, il Re dei sapienti, la Guida degli studiosi, il Sole della religione, Amin al-Dawlah Kamal al-Din al-Sharaf
Milla Abu al-Hasan ibn Ghazal ibn Abi Sa`id - possa Allah perpetuare la sua felicità ed esaudire i suoi desideri in que-sto mondo e nell'aldilà.  Ad Allah l'Eccelso chiedo il successo e gli aiuti, perché ne è Lui il custode e l’unico in grado
di concederli.
 

  CAPITOLO I
Origine e aspetto dell'arte della medicina
Origini.


Una ricerca su questo tema risulta complicata da diversi fattori: innanzitutto, è necessario risalire molto a ritroso nel tempo, e tutto ciò che riguarda il lontano passato, soprattutto per questioni di questo genere, è molto difficile da
interpretare. In secondo luogo, non si trovano, negli scritti tramandati dagli antichi Autori, descrizioni di personalità illustri o di uomini dotti che abbiano condiviso sistemi dottrinari strutturati e precedentemente concertati, sui qua-
li poter indirizzare una ricerca. In terzo luogo, tutti coloro che hanno fornito contributi su tale argomento hanno fatto parte di Scuole diverse e le loro opinioni sono state abbondantemente differenti, sulla base delle cognizioni e delle
convinzioni possedute da ognuno di essi, per cui è difficile riuscire a stabilire quali delle loro dichiarazioni corrispondano al vero. Anche Galeno scrive, nel suo commento al «Libro del Giuramento» di Ippocrate, che la ricerca
sugli antichi sapienti, indirizzata alla scoperta dell'invenzione della medicina, non è facile. Cominciamo, dunque, con un resoconto di quanto tramandato da Galeno, integrandolo con osservazioni personali, nel tentativo d’interpre-
tare correttamente le numerose opinioni esistenti sull'argomento, anche se così tanto divergenti.
Le proposizioni tradizionalmente formulate sulle modalità con cui l'arte della medicina è venuta in essere rientrano in due categorie principali: alcuni sostengono che essa sia esistita da sempre, altri che sia stata creata.
Coloro che credono nella creazione degli organismi viventi sostengono che la medicina sia stata creata, proprio come gli organismi viventi sui quali viene esercitata; mentre coloro che credono nella sua preesistenza, ritengono
che la medicina sia esistita da sempre, fin dall'inizio dei tempi; che costituisca uno di quei fenomeni primordiali che esistono fin dalle origini.
I sostenitori della teoria della creazione sono anch’essi divisi: alcuni sostengono che la medicina sia stata creata insieme con l'uomo, in quanto è una delle arti da cui dipende il benessere umano, mentre altri - e sono la maggioranza -
sostengono che sia comparsa in un secondo tempo. Questi ultimi, ancora una volta, sono suddivisi in due gruppi: alcuni sostengono che sia stato Dio a rivelare la medicina all'uomo (questi concordano con le affermazioni di Galeno,
d’Ippocrate, di tutti i dogmatici e dei poeti greci), altri ritengono che l'arte sia stata inventata dall'uomo stesso (tra questi gli empiristi, i metodisti, Tessalo, i sofisti e Filino). 
Nemmeno questi ultimi però sono d'accordo su dove e con quali mezzi la medicina sia sorta: infatti alcuni ritengono che sia stata inventata dagli egiziani, basando la loro affermazione sull’esistenza del farmaco chiamato helenanin,
elecampane. Altri sostengono che Hermes abbia creato tutte le arti, la filosofia e la medicina. Secondo una terza versione, sarebbero stati gli abitanti di Qulus a scoprirla, a partire dai farmaci che una levatrice aveva composto per la
moglie di un sovrano; talmente efficaci, da riuscire a guarirla. In aggiunta, secondo ulteriori punti di vista, sarebbero state le popolazioni della Misia e della Frigia ad inventare la medicina: infatti esse avevano scoperto il flauto,
riuscendo a lenire le angosce dell'anima con le melodie e le armonie da esso generate. Questo tipo di sollievo sarebbe stato assimilato alla guarigione dalle malattie del corpo. É stato ancora sostenuto che gli inventori della medicina
siano stati i sapienti di Cos, l'isola in cui visse Ippocrate ed avevano vissuto i suoi antenati, i discendenti di Asclepio. Infatti, molti antichi Autori hanno affermato che la medicina sarebbe stata creata in tre isole, al centro del quarto
clima, una delle quali sarebbe stata Rodi, un'altra Cnido e la terza Cos, nella quale avrebbe avuto i natali Ippocrate.
Esistono ancora altre opinioni che, in diversa maniera, fanno risalire l'invenzione della medicina ai Caldei, ai maghi dello Yemen, ai Babilonesi, ai Persiani, agli Indiani, agli Slavi, ai Cretesi (cui si riferisce Epithymone), agli abitanti del
Monte Sinai.
Tra coloro che avvalorano l'origine divina della medicina, vi sono i sostenitori del fatto che essa possa essere stata rivelata attraverso i sogni, basando la loro affermazione sull’esistenza di episodi narrati da alcune persone.
Nel corso del sonno, comparivano farmaci che, utilizzati successivamente, seguendo le trame degli episodi sognati, si dimostravano così efficaci da guarire malattie anche gravi, come se altri soggetti ne avessero fatto esperienza
precedentemente.
Altri Autori sostengono che Dio abbia rivelato la medicina agli uomini mediante l’esperienza di tutti i giorni e che progressivamente l’abbia incrementata, potenziandola. A conferma della loro tesi riferiscono il seguente episodio. In Egitto,
un tempo, viveva una donna molto triste ed addolorata, afflitta da profondo malessere e sofferenza, colpita da debolezza dello stomaco. Aveva il torace ripieno di cattivi umori ed il suo ciclo mestruale era ritenuto. Avvertendo un
profondo desiderio di elecampane, ne assunse una certa quantità, dopo di che tutti i suoi problemi cessarono e si ristabilì. Successivamente, numerose altre persone, afflitte dai disturbi provocati dalla stessa malattia di cui lei aveva
sofferto, guarirono dopo aver assunto il medesimo farmaco. In seguito a numerose esperienze, i pazienti ne cominciarono a farne uso diffusamente, nei casi in cui ritenevano fosse necessario.
Coloro che attribuiscono la creazione della medicina a Dio, l'Eccelso, sostengono che sarebbe stato impossibile, per la mente umana, concepire una scienza così sublime. Questa è l'opinione di Galeno che, nel suo commento al
giuramento di Ippocrate, si è espresso nel modo seguente: "Per quanto mi riguarda, ritengo che sarebbe più appropriato e più plausibile dire che Dio, Beato ed Eccelso, ha creato l'arte della medicina e l’ha rivelata all'uomo, perché è
impensabile che la mente umana avrebbe potuto concepire una scienza così mirabile. Soltanto Dio, Beato ed Eccelso, il Creatore, può essere stato veramente capace di realizzare questo prodigio. Perché noi non pensiamo che la
medicina possa essere considerata inferiore alla filosofia che, come generalmente condiviso, ha preso origine da Dio, il Beato ed Eccelso, che l’ha rivelata al genere umano".
In un testo dello Sceicco Muwaffaq al-Din ibn As`ad Elyas ibn al-Matran, dal titolo «Il Giardino dei Medici ed il Prato delle Persone Perspicaci», ho rinvenuto un passaggio riportato per conto di Abu Jabir al-Maghribi. In esso è
possibile leggere la seguente affermazione: "Quest’arte è pervenuta attraverso la rivelazione e l’ispirazione divina, prova ne è ch’è stata concepita per aiutare gli esseri umani al fine sia di ripristinare la loro salute in caso di malattia,
che di preservare la loro condizione di benessere; ed è impossibile immaginare che l'arte possa curare le persone, senza es-sere strettamente correlata con la conoscenza di cosa siano questi esseri, ai quali la cura è destinata.
É innegabile che gli esseri umani hanno avuto un inizio, perché sono numerabili, e ogni cosa numerabile ha inizio dall’uno che, soltanto in un secondo tempo, diventa molteplice. É impossibile che gli esseri umani siano infiniti, perché
è inconcepibile che qualcosa di infinito possa essere creato". Ibn al-Matran ha affermato "Ciò che non è soggetto a limitazione, non sempre è infinito, può anche avere una fine che, tuttavia, noi non siamo in grado di verificare". Abu
Jabir continua: "Se gli individui umani sono coloro dei quali quest’arte si prende cura, necessariamente hanno avuto un inizio, lo stesso vale per l'arte, ed è evidente che il singolo individuo, il primo dei molti, avrebbe avuto bisogno
dell’arte come e quanto tutti gli altri. É anche ovvio che la conoscenza di quest’arte non è avvenuta per invenzione della prima persona che sia mai esistita, constatando la breve durata della sua vita e l’immensa portata di essa. 
É altresì impossibile immaginare che da principio, quando già era presente un certo numero di individui, questi si sarebbero riuniti insieme per inventare la medicina collettivamente. Si tratta di un'arte accurata e fondata su basi solide,
è qualcosa di così preciso che non può essere stato escogitato per vie controverse, ma solo mediante accordi. Non è immaginabile che i primi esseri umani, che nel prosieguo sarebbero diventati numerosi, avrebbero potuto concordare
su qualcosa di così preciso, non è possibile immaginare in loro la presenza di un pensiero uniforme; da tutti i punti di vista, e dato che le opinioni di ciascuno difficilmente si armonizzano con quelle degli altri, è impossibile immaginare
che essi avrebbero potuto raggiungere un accordo in merito a qualcosa di così importante".
Ibn al-Matran ha dichiarato: "Ciò porta alla conclusione che le altre scienze e le arti sono sorte anche per ispirazione divina, perché anch’esse sono accurate. Inoltre, l'affermazione che i primi esseri umani non avrebbero potuto riunire
le loro energie per inventare qualcosa d'importante, è puro non senso; al contrario, se avessero messo insieme tutte le loro forze per fare qualcosa, sarebbe stato precisamente allo scopo di realizzare qualcosa di molto importante.
Il disaccordo si verifica solo quando manca la determinatezza".
Ab$3; Jabir ha affermato: "È ormai evidente, a questo punto, che gli uomini non avrebbero potuto inventare quell’arte: né nel momento in cui hanno cominciato a moltiplicarsi, né quando il loro numero aveva già raggiunto il limite massimo,
perché erano notevolmente diversi l'uno dall'altro, divisi in molte fazioni e di opinioni differenti. Affermo inoltre, una persona diffidente potrebbe sollevare dei dubbi e chiedere: “Pensi sia possibile che qualsiasi essere umano o un certo
numero di persone possano conoscere, sulla base della propria esperienza: tutti i luoghi di crescita delle erbe e dei farmaci; tutti i depositi dei minerali e le loro proprietà; tutte le proprietà e gli effetti nocivi e benèfici delle parti di tutti gli
animali; tutti i tipi di malattie, di tutti i paesi, insieme con i diversi temperamenti dei loro abitanti e le caratteristiche dei loro luoghi di residenza; tutti gli effetti delle composizioni dei farmaci; quali farmaci contrastano gli effetti di altri farmaci;
quale farmaco è più appropriato per la cura dei diversi temperamenti e quale di essi è inappropriato; e così via, con riferimento a tutti gli altri argomenti inerenti l’arte medica?”. Se una persona dichiara questo concetto esile e minimizza il
problema, dice il falso; se ammette invece che è impossibile riuscire a conoscere tutte queste problematiche solo per mezzo dell’esperienza, io affermo che inventare questa scienza è assolutamente impossibile. Così, se le alternative sull'
origine dell'arte medica sono soltanto l’invenzione umana o la rivelazione e l’ispirazione divina, dal momento che non c'è modo di attribuirla all’uomo, rimane una sola soluzione: la sua creazione dev’essere attribuita alla rivelazione ed
alla ispirazione divina".
Ibn al-Matran ha aggiunto: "Questo ragionamento è del tutto privo di nesso ed è confuso. Anche se Galeno, nel suo commentario al «Patto», sostiene che quest’arte è di rivelazione e d’ispirazione divina e Platone nella sua «Repubblica»
ritiene Asclepio uomo favorito dagli dei ed ispirato dal cielo, sarebbe un errore pensare che l'invenzione di quest'arte da parte della mente umana possa essere stata impossibile. Equivarrebbe anche a sminuire la genialità di chi ha scoperto
le arti anche più eccelse della medicina. Possiamo immaginare che il primo essere umano potesse avere tanto bisogno della medicina quanto la moltitudine di esseri oggi esistenti. Che abbia sofferto di senso d’oppressione del corpo,
di occhi arrossati con i segni dell’iperemia e che non sapesse cosa fare. Che, in seguito, per aumento della pressione del sangue, si sia presentata spontaneamente una perdita ematica dal naso, che questi fenomeni siano stati rilevati e
conosciuti per le sue lamentele. Che, avendo preso atto di tutto questo, quando in un'altra occasione si sono presentati analoghi disturbi, abbia introdotto immediatamente il dito nel naso e se lo sia graffiato, in modo che potesse fuoruscirne
il sangue e il disturbo scomparisse. Che prendendo atto di quest’espediente, l’abbia insegnato ai suoi discendenti, che sono riusciti a verificarne l'efficacia durante il corso della loro esistenza. Che queste ulteriori esperienze abbiano por-
tato ad un perfezionamento della tecnica e che, infine, grazie all’intelligenza ed alla raffinata sensibilità dell’uomo, quest’ultima sia stata codificata nella pratica del salasso. Sempre a proposito del salasso, si potrebbe anche sostenere che
qualsiasi altro soggetto, colpito dalla stessa patologia, possa essersi casualmente ferito o graffiato, in modo da sanguinare, per poi sentirsi meglio, come prima ricordato. In questo stesso modo l'intelletto dell’uomo avrebbe potuto
concepire la metodologia del salasso, trasformandola poi in una pratica corrente, peculiare della medicina.
Un’altra qualsiasi persona avrebbe potuto ingerire quantità eccessive di cibo, in modo da stimolare nel suo organismo il ricorso spontaneo ad uno dei due mezzi di evacuazione possibile: cioè il vomito o la diarrea, dopo aver accusato
nausea, dolore, ansietà, conati di vomito, borborigmi e flatulenza. Con l'evacuazione però, tutti i suoi disturbi sarebbero scomparsi. A qualcuno potrebbe essere accaduto per caso di prendere in mano e di masticare qualche foglia di
euforbia. Dopo di che, accusare violenta diarrea e vomito. Dall’esperienza avrebbe imparato che quest’erba induce fenomeni che alleviano e bandiscono i disturbi prima elencati. Quest’ultimo, parlandone con la persona menzionata prece-
dentemente, gli avrebbe consigliato di masticare qualche fogliolina di quella pianta ogni volta che avesse accusato le stesse sofferenze: il vomito e la diarrea sarebbero stati meno intensi, perché avrebbero prodotto l'effetto desiderato
e gli avrebbero alleviato i disturbi.
Ulteriori affinamenti della tecnica e della sottigliezza del metodo sarebbero stati conseguiti mediante osservazione ed analisi di altre erbe, simili a quella di prima, con lo scopo di accertare quali di esse manifestassero analogo effetto e
quali non, quali di esse inducessero effetti più drastici, quali effetti più moderati. Le persone perspicaci avrebbero esaminato accuratamente la droga responsabile di quest’effetto, in base al sapore ed alle altre sensazioni provocate sulla
lingua, sia in un primo momento che successivamente. Si sarebbero formati un’idea, avrebbero espresso il proprio giudizio ed avrebbero cominciato a trarre conclusioni; in seguito, con l'esperienza, avrebbero potuto verificare le loro ipotesi,
correggendo eventuali errori e confermando le corrette osservazioni, fino a dichiararsi soddisfatti.
Immaginiamo ora che una persona sofferente di diarrea, non conoscendo quali farmaci e quali alimenti sarebbero stati utili e quali dannosi per tale condizione, mescolasse per caso un po' di sommacco al proprio cibo e scoprisse di
trarne vantaggio; avrebbe allora continuato ad assumerne fino a ripristinare il proprio stato di benessere. Volendo poi conoscere quale proprietà l’avesse guarita, l’assaggiava, lo trovava aspro ed astringente e concludeva che il suo gusto
amaro o la sua qualità astringente ne avevano indotto la guarigione. In seguito, gli capitava di scoprire una pianta diversa, ma dotata soltanto di sapore aspro, e la usava su di un'altra persona affetta dagli stessi disturbi.
Constatando però che non provocava l'effetto salutare della prima, ricorreva ad un'altra erba, che sapeva essere solo astringente e la somministrava sempre al medesimo paziente. Dopo aver rilevato che quest’ultima si era dimostrata
più efficace, rispetto alla prima soltanto aspra, concludeva che solo questo sapore era utile nella cura della patologia in questione. Così, denominava le erbe efficaci col nome di costipanti e la malattia col nome di diarrea ed
affermava che l'erba astringente era utile nella cura dei disturbi provocati da quest’ultima. L'arte della medicina si è ulteriormente sviluppata dando luogo all’osservazione di eventi prodigiosi e di scoperte stupende. Le ulteriori genera-
zioni, seguendo l’esempio dei loro predecessori, dopo aver fatto nuove scoperte, le verificavano e quindi, se le reputavano valide, ne codificavano la conoscenza, adottando questo metodo per analogia ed incrementandolo, fino a
condurre l'arte allo stadio della perfezione.
Anche se possono esserci stati disaccordi, per altro verso riscontriamo un ampio margine di consensi, se un medico alle prime armi commetteva qualche errore, subito dopo si correggeva, se qualcuno dei predecessori si era dimo-
strato carente, qualcuno più recente ne compensava le manchevolezze. Lo stesso si può affermare e vale per le altre arti. Questo è ciò che io considero, per la maggior parte, probabile.
La sua relazione continua come segue: "M16;ubaysh al-A`sam raccontò: "Un uomo dopo aver acquistato un poco di fegato fresco da un macellaio, tornò a casa. Dovendo sbrigare qualche altra attività, adagiò il fegato sulle foglie
di una certa pianta, raccolte dal terreno. Quando ritornò per recuperarlo, trovò il fegato dissolto in una massa fluida di sangue. Allora, conoscendo quella pianta, cominciò a raccoglierne le foglie per venderle, come quelle di un
farmaco in grado di provocare il disfacimento del fegato. Quando il suo comportamento divenne noto, fu condannato a morte".
L'autore riferisce: Quest’episodio accadde durante la vita di Galeno che racconta come questo evento abbia causato sia l’arresto dell'uomo che la sua comparsa davanti al giudice che lo condannò a morte. Galeno scrive: "Quando
fu portato sul posto dell’esecuzione, consigliai che fosse bendato, perché non guardasse quella pianta o facesse segno a qualcun altro che, in questo modo, avrebbe potuto imparare da lui la stessa cosa". Galeno riporta questo
episodio nel suo libro sulle droghe purgative.
Jamal al-Din al-Naqqash al-Is`irdi mi ha raccontato: "Molte erbe crescono ai piedi della montagna al di là della quale c’è Is`ird, vicino al quartiere di Maidan. Una volta, un povero vecchio, abitante della città, si recò in quel posto e si sdraiò
a dormire su di alcune piante. Dormì fino a quando un gruppo di persone passò e, vedendo il sangue sotto di lui, che era uscito dal naso e dalla regione dell’ano, lo svegliò. Meravigliati delle sue condizioni, scoprirono che ne era stata
responsabile la pianta su cui si era sdraiato". M’informò anche del fatto che lui personalmente si era recato in quel luogo per esaminare quella pianta. Descrivendola, la definì simile, per la sua forma, all’indivia, tranne che per i margini delle
foglie, che si presentavano più rilevati ed avevano un sapore amaro. Disse: "Ho visto molte persone che la detengono e l’annusano ripetutamente, perché provoca immediato sanguinamento dal naso". Mi raccontò questo episodio, ma io
non fui in grado di accertare se si trattasse della pianta citata da Galeno o di un’altra.
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PAGINE STRATTE DAL TESTO DEL II VOLUME


 
 
 

 
PAGINE STRATTE DAL TESTO DEL III VOLUME


 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 


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